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Il diritto internazionale bellico, che è fatto dagli eserciti che vincono le guerre, non contempla le guerre come “crimini contro l’umanità”. Se si fanno ammodo. A farle invece violando gravemente quel diritto, si hanno i “crimini di guerra”. Che sono un bel paradosso concettuale ma servono a giustificarci i massacri condotti come dio comanda.
E sulla scia di questo paradosso è sorta ora la questione se l’uso delle armi ad uranio impoverito sia o no un crimine di guerra, tale essendo per definizione anche l’impiego di armi vietate dal diritto di chi fa le stragi.
Questione che invero la saggezza popolare, magari anche un po’ schifata, risolverebbe alla buona col trattare tutti da assassini, ma qui il gioco è un po’ più complicato.
Le armi all’uranio impoverito (e un po’ anche al plutonio ma non troppo per non impressionare ancor di più la plebe) sono armi relativamente nuove, nessuno finora le ha vietate e nessuno degli utilizzatori s’è mai azzardato - fosse matto - a metterle anche soltanto in discussione: occhi tappati e bocche cucite, e non ci rompete l’anima con le bombe all’uranio nella guerra del Golfo o in quella in Bosnia o peggio ancora in quella umanitaria nel Kosovo; non ci parlate di bimbi iracheni nati mostri per la radioattività, non raccontateci di popolazioni e terre contaminate per secoli da effetti nucleari, non ci venite a infastidire con storie dei più vari cancri: l’uranio è già di per sé una sciocchezza, e impoverito è addirittura una puttanata.
L’ha ben assicurato, d’altronde, anche l’ammiraglio Venturoni, capo del Comitato militare dell’atlantica alleanza: «La Nato, il governo Usa, le leggi del mondo ci dicono che queste armi sono legali, non sono messe al bando». Ma come osiamo avanzare dubbi?
E non le mettono no, al bando: fossero scemi, gli americani o gl’inglesi o i francesi e quanti altri ne abbiano in crescenti colossali stock: sono armi micidiali, non costano quasi nulla e ci si guadagna invece un sacco a smaltirci le immense quantità di scorie delle centrali nucleari, che a tenerle in casa è un pericolo tremendo, oltre che costoso.
Un bel tornaconto, via.
Ma qualcosa alla fine s’è inceppato, nel giochino. E un po’ di pus ha principiato a uscire dal bubbone. Anzi ha principiato a uscire il cancro addosso agli stessi soldati della Nato. Che non sono gli americani già falcidiati dalla cosiddetta sindrome del Golfo e li hanno sempre fatti stare buoni e zitti. In Europa siamo un po’ più recalcitranti a capire le ragioni dell’imperatore. In Italia specialmente, tradizionale anello debole nel silenzio dei vassalli. E siamo anche mammoni, noi italiani. Figurati se non si stava in pensiero per i bimbi militari nel Kosovo, visto che anche lì hanno buttato le bombe all’uranio come in Bosnia e di reduci da quel posto con “sospette” malattie da radiazioni ce n’è già parecchi, e più d’uno c’è anche morto.
Fidarsi è bene, ma non fidarsi... Oddìo, un po’ s’eran fidati, in tanti, quando D’Alema capo del governo esultava per l’Italia divenuta “grande” a fare anche lei la guerra umanitaria nel Kosovo. Entusiasmi sprecati, povero Baffino: l’ha preso in cuffia lui e chi ci ha creduto. E mica solo alla storiella della guerra umanitaria e delle bombe intelligenti: anche a quella della sinistra che sta al governo senza le solite merdate.
Ma gli occhi s’hanno pur da aprire, anche sulle guerre differenti, e già che ci s’era s’è principiato a guardare un po’ anche al destino di chi le bombe all’uranio se l’è prese in capo, o almeno gli hanno avvelenato terre e pozzi per chissà quanti secoli a venire. Che se li avessimo bombardati con roba regolare, nessuno si sarebbe mai sognato i crimini di guerra. Ma l’uranio è un brutto affare, seppure impoverito, ed ecco che a volerci veder dentro, per i militari e per i civili vittime “presunte”, s’annuncia nientemeno che il Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra nella ex Iugoslavia. Il cui procuratore capo Carla Del Ponte tirata per i capelli ha avanzato appunto l’ipotesi che in tutta questa faccenda ci possa esser sotto un bel crimine di guerra, tale da portare addirittura alla sbarra la Nato o qualche suo paese membro.
Apriti cielo. Per modo di dire, è chiaro. Ché l’ipotesi d’esser criminali ha fatto inorridire un bel po’ d’intemerati generali e di governanti adamantini, ma parecchi altri ne avranno assai sorriso.
Ed a buon motivo. La Carla del Ponte ha sì detto che «se si dimostreranno fondate le denunce e i timori di questi giorni sulle armi all’uranio impoverito, allora si configurerà un crimine di guerra». Ma ha anche precisato la scaletta: «Attendiamo l’esito delle indagini scientifiche dell’Unione Europea e dei singoli paesi interessati. Poi, se emergeranno elementi consistenti sull’uso dei proiettili da guerra all’uranio impoverito come causa diretta di danni alla salute di militari e di civili, procederemo subito».
E quel “subito” dopo tutte quelle contorsioni verbali e temporali è già un bel motivo di sorriso. Sdrammatizzante come si conviene. Se poi ci mettiamo anche il fatto che solitamente i vincitori non li processano mai i loro tribunali, qualcuno potrebbe anche farsi una gran risata. Col dramma divenuto farsa. Tanto più a pensare di processare gli americani addirittura. Che quelli ti tranciano le funivie cariche d’umani e gli devi anche chiedere perdono d’avergli ostacolato il volo.
Mario Cardinali
(dal Vernacoliere di Gennaio/Febbraio 2001)
Nel 1965, quando finì in tribunale per aver pubblicato sul "Livornocronaca" d'allora - in chiave antimilitarista - la foto d'un cadavere bombatomizzato d'Hiroscima che il pubblico ministero riteneva raccapricciante e perciò motivo d'una mia condanna a qualche anno di galera, il giornalista Attilio Pandini scrisse in mia difesa - poi fui assolto - un bell'articolo su ABC intitolato "Il pudore della violenza": quel pudore che tanta brava gente prova anche per le immagini di certi effetti delle guerre ma non per le guerre in sé.
Quel titolo mi è tornato in mente a sentire sere fa a "Ballarò" il ministro Giovanardi - quello dalla faccia così tipicamente sua - definire "nazista" un documentario, tuttavia di attuale giornalismo occidentale, che satireggiava sulle guerre "apportatrici di democrazia" mostrando un poò di superbombe americane sull'Afghanistan e alcuni bimbi rimpiattati nei miseri rifugi di fortuna.
Perché, per lo sdegnato Giovanardi e per quelli come lui - che sono tanti anche se non tutti ministri, per fortuna - è "propaganda nazista" il far vedere in tal modo gli effetti dei bombardamenti a stelle e strisce, poiché proprio così facevano anche i nazisti e i fascisti nella seconda guerra mondiale.
Il pudore della violenza, insomma, e anche qualcos'altro in più: la voglia impositrice di far passare comunque le guerre come buone o magari umanitarie (quelle convenienti alla propria parte, e basta ricordarci anche il Kosovo di D'Alema) rifiutando sdegnati la vista scioccante e demistificatrice delle conseguenze.
E lo sdegno te lo senti dentro te, allora, a udire tanta arrogante ipocrisia. Sdegno e disgusto, lo stesso di quando i manipolatori del consenso ti gabellano per semplici "effetti collaterali" anche tutto quanto nelle guerre è infamità, e specialmente nelle guerre d'oggi: i morti immediati e quelli a venire, immancabili effetti collaterali anch'essi di disastri ecologici immensi e di epidemie e carestie le più devastanti.
Vedete, siamo ancora qui a contare per esempio le vittime - passate e future, civili e militari - dell'uranio impoverito nella prima guerra del Golfo e in quelle della Bosnia, della Somalia e del Kosovo, solo per citarne alcune; siamo ancora qui a sentirci raccontare dai grandi imbonitori che insomma non è ancora sicuro che i morti di tumore fra i soldati impegnati (dei civili non si parla quasi mai, quelli è scontato che se non sono rimasti sotto le bombe devono pur morire di qualcosa) e le nascite mostruose fra i loro figli dipendano davvero da quelle armi costruite con l'uranio impoverito che non costa quasi nulla ed anzi ci si guadagna un sacco anche a smaltirci le scorie delle centrali nucleari; siamo ancora qui a ricordare quanto il nostro ammiraglio Venturoni, presidente del comitato militare Nato, affermava con incrollabile certezza, davanti ai primi casi di tumori fra i nostri reduci da quelle bombardate terre: "La Nato, il governo Usa, le leggi del mondo ci dicono che queste armi sono legali, non sono messe al bando"...
Siamo ancora qui insomma a dover finire quei mortuari conti, comunque da catalogare anch'essi fra gli "effetti collaterali" delle guerre, ed eccoci a contare nuovi morti, ancora in una guerra all'Iraq.
E da considerare ovviamente anch'essi come collaterali effetti, e se i pudichi ministri e capi militari non potranno impedirci di vederne magari qualcuno e non potranno convincerci che è tutta propaganda nazista, cercheranno almeno d'imporci la loro disinvolta ipocrisia in tanti altri modi. Magari continuando a raccontarci - come i capi americani continuano a raccontare - che l'eliminazione del criminale Saddam gassatore anche della sua stessa gente risponde all'esigenza di portare anche la democrazia.
Loro che il gas gliel'hanno messo in mano, a Saddam, quando faceva comodo che gassasse anche gl'iraniani; loro che urlano di crimini contro l'umanità quando sono gli altri a commetterli ma mai hanno definito in tal modo le loro stragi al napalm e ai defolianti in Vietnam, per esempio, né i loro bombardamenti a tappeto dei villaggi afgani; loro che per i propri interessi hanno appoggiato e anche architettato storici crimini e nefandezze varie in tanti regimi centro e sudamericani e in molte altre parti del mondo, come anche in Turchia contro i curdi e in Israele contro i palestinesi; loro che adesso, colpiti dal terrorismo in casa, "colpiscono e terrorizzano" le case altrui all'ennesima potenza, per ora nell'Iraq.
E quando l'Europa si è messa di traverso anch'essa all'egemonia economica e militare statunitense conquistata con la sconfitta del nazifascismo sessant'anni fa e sancita poi con la caduta del comunismo russo - di traverso a contrastare con l'euro il dollaro nella finanza e nel commercio mondiale - ecco allora l'Europa sfaldarsi per minacce o lusinghe degli Stati Uniti divenuti impero: con i francesi e i tedeschi "traditori" da una parte - perché hanno anch'essi i loro bravi interessi ecomici e militari da difendere nel proscenio mondiale, fonti energetiche comprese - e gl'italiani e gli spagnoli "amici fedeli" dall'altra, a cercare spazio alla corte del più forte.
Il tutto nella strategia di quel nuovo ordine mondiale in cui la finanza e il militarismo Usa - raccontandoci magari d'un Bush fondamentalista che parla col Dio cristiano e giura vendetta per la carneficina musulmana delle due torri - si son posti al centro. E i vassalli s'adoprano a ululare anch'essi il loro amore per la democrazia, alla luna della spartizione del potere. E dei colossali affari nell'Iraq da ricostruire. Dopo il necessario macello.
Mario Cardinali
(dal Vernacoliere dell'Aprile 2003)