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A Marina quella notte non andava proprio di dormire. Si girava nel letto spostando coperte e lenzuola. Aveva contato tante volte fino a cento e recitato poesie, ma il sonno non veniva. Forse aveva mangiato troppo di quel coniglio in umido, forse la salsa era troppo piccante, però era buona. Ma ciò che più la preoccupava, in quel dormiveglia, era quella strana sensazione di euforia, aveva voglia di abbracciare il mondo, di dare e ricevere amore.
Ad un tratto le sembrò di essere insieme ad un uomo: un moraccio dagli occhi neri e i capelli riccioluti, un fisico da atleta che la fissava e sembrava anche con un certo desiderio. E' fatta, pensò Marina, ho capito perché non mi viene il sonno, finalmente riuscirò a placare il tormento, questa ansia, questo scombussolamento. Era così forte il desiderio e la figura dell'uomo era così presente e tangibile che le venne istintivo di allargare le braccia per stringerlo al petto. Ma fu come nuotare fuori dall'acqua, le braccia non trovarono nulla.
Finché, con il pieno risveglio, la realtà non arrivò brutale, come spesso accade. Quello che le era successo era pura fantasia, sogno, illusione. Accanto non aveva nessuno.
Non poteva dormire perché aveva dolori reumatici, mal di cuore e novant'anni.
Giulia Nocchi
dal Vernacoliere del Dicembre 2002