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No, “La storia infinita” di Wolfgang Petersen non c'entra niente. Perché quella era una pellicola di fantasia a lieto fine, a onta del titolo. Questa, invece, è una storia vera che si consuma sulla strada. Priva d'epilogo, intrappolata in un andirivieni burocratico che, suo malgrado, altro non può che inseguire se stesso. «Se qualcuno ruba una targa, può circolare liberamente con quella targa per tutto il tempo che vuole. O almeno sino a che non venga individuato e bloccato dalle Forze dell'Ordine. Mi duole dirlo, ma siamo di fronte ad un sistema cieco che premia i furbi e penalizza chi rispetta le regole»: queste le amare affermazioni di Emmebì, cittadino livornese. Il quale, dal lontano 1995, convive giocoforza con un problema ancora irrisolto. Ma che cosa spinge una persona ad abbandonarsi a un tale pessimismo?
Ecco la storia. Il 3 agosto del 1995 un ciclomotore “Bravo” Piaggio con targa “30BN4” e di proprietà di Emmebì viene rubato in via S. Gaetano, a Livorno. Fatto cui segue la regolare denuncia presso la Questura della città. E fin qui tutto bene (si fa per dire, poiché purtroppo sia il motorino che la targa non sono mai stati rinvenuti). Ma il 23 dicembre del 2000 ecco la stangata: alla famiglia di Emmebì viene recapitata una multa per divieto di sosta in piazza della Repubblica, sempre a Livorno. La targa incriminata, come da copione, è la “30BN4”. Per fortuna il ricorso al verbale, destinato al Prefetto ed eseguito tramite il Comando dei Vigili Urbani della città, viene accolto. E una.
Il 13 febbraio del 2003 un veicolo con targa “30BN4” circola, ancora a Livorno, in senso opposto in via Ernesto Rossi; evidentemente l'inclinazione della nostra fantomatica “Primula Rossa” a trasgredire il codice della strada è inossidabile. La Polizia Municipale gli intima l'alt, ma lui non si ferma e scappa. E la multa a chi viene consegnata? Altro tonfo: a Emmebì, è ovvio. Questa volta, per decorrenza dei termini, il nostro malcapitato è costretto a opporsi al verbale presentando ricorso al Giudice di Pace. Ricorso nel quale sottolinea il fatto che esiste già un'ordinanza d'archiviazione approvata dal Prefetto a suo beneficio per i medesimi motivi. Comunque, in attesa della sentenza, Emmebì, a scopo cautelativo, chiede ed ottiene la cancellazione definitiva della targa “30BN4” presso la Motorizzazione Civile della città. E due.
Ma non c'è due senza tre. A Firenze, in via dello Sprone, il 17 maggio dello scorso anno un ciclomotore con targa “30BN3” (si noti bene: “30BN3”, e non “30BN4”) viene pescato in sosta sul marciapiede. Scatta la multa, naturalmente. Che arriva dritta dritta nella cassetta postale dell'abitazione di Emmebì. Non è possibile, un'altra contravvenzione. Ma come mai? Perché anche la “30BN3”, come la sfortunatissima “30BN4”, è di proprietà della famiglia di Emmebì. Peccato che il mezzo con targa “30BN3”, quel determinato giorno e a quella determinata ora, si trovasse in quel di Livorno. Le disgrazie non vengono mai da sole: che si tratti d'una clonazione? Al di là delle supposizioni, viene riattivato l'iter del caso. E, per scadenza dei termini, di nuovo interpellato il Giudice di Pace.
A tutt'oggi, il primo ricorso al Giudice di Pace (quello riferito alla fuga dell'inafferabile “Primula Rossa”) è stato accettato. Ma resta ancora una sentenza, che probabilmente dovrà essere pronunciata nel capoluogo toscano. Una domanda: quando questi burosauri finalmente si estingueranno?
Paolo Morelli
dal Vernacoliere del gennaio 2004