L'editoriale - Senza peli sulla lingua

IL CALLO E L’INTOLLERANZA

IL CALLO E L’INTOLLERANZA

di Mario Cardinali

Si dice “farci il callo”, di qualcosa alla quale ormai ci siamo abituati. Rassegnati, quasi. Non facendoci più gran caso, ormai. Come per i massacri di grandi e di piccini nella quotidiana routine non solo di questa terza guerra mondiale frammentata in stragi d’eserciti cosiddetti regolari e di bande cosiddette terroriste, ma routine anche di diuturni annegamenti in mare di chi fugge da quelle stragi, con la televisione a dirci un giorno dopo l’altro di tanti altri nuovi affogati, bimbi specialmente.
E col callo di quell’abitudine cerchiamo allora sul telecomando un’altra rete che non ci dia più tanto fastidio, al momento del mangiare soprattutto, te lì con la forchetta in mano e il telegiornale a dirti anche oggi un sacco di disperati spariti nell’onde, una quindicina erano bimbini. E se non spippoli di rincorsa rischi l’appetito…
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