AUTORI
Mario Cardinali
Federico Sardelli
Max Greggio
Wanda Canfori
Guido Amato
Andrea Camerini
Daniele Caluri
Emiliano Pagani
Francesco Natali
Umberto Cardinali
Pardo Fornaciari
Marco Citi
Fabrizio Amore Bianco
Valter Cardinali
Paolo Piazzesi
Maria Turchetto (Turco)
Veronica Tinucci
Franco Cappelletti (Kappa)
Paolo Morelli
Gianfranco Martuscelli
Alberto Magnolfi
Mario D'Imporzano (Dimpo)
Luca Ceccherini (Cek)
Francesco Dotti
Francesco Celi (Pilec)
Gabriele Becchere
Emanuele Martorelli (Strele)
Alberto Pagliaro
Fabrizio Pani (Panif)
Simone Frosini (Simon)
Fabio Nocchi
M. Raiola & L. Filipponi (Malù)
Paola Tosti
Fabio Pecorari (Fifo)
Luca Ricciarelli
Paride Puglia
Fra i vignettisti e gli autori di testi che hanno collaborato nel passato al
Vernacoliere , alcuni dei quali appaiono ancora sporadicamente, vanno citati
l'autore televisivo livornese
David Lubrano,
l'avvocato livornese Arrigo Melani,
l'architetto lucchese Giorgio Marchetti (Ettore Borzacchini),
lo scrittore fiorentino Carlo Lapucci (Pio Ronzi),
l'architetto fiorentino Giuseppe Del Greco,
il giornalista televisivo fiorentino Alberto Severi,
i livornesi Marc Sardelli,
Maurizio Cecchini, Gabriele Pulcini, Maurizio Fontanelli,
Valerio Griselli,
Ivo Ciucci,
Tommaso Eppesteingher,
Lorenzo Ciappi (Lore),
Giorgio Ott, Claudio Marmugi, la pisana Giulia
Nocchi,
i fiorentini Paolo
Babini,
Alessio Atrei e
Fabrizio Fabbri, il massese Antonio Intermite,
il pordenonese Marco Tonus,
il milanese Marco Fusi,
il pesciatino Luca Bernardini,
i pisani Leopoldo Terreni e Andrea Simoncini,
e poi i nordici Renzo Segala, Luca Garonzi, Barberis e
Guzzinati,e ancora
Titti Colucci e
Piero (Tipì),
Giuliano Lemmi,
Alessandro Di Costanzo,
Solinas
e ci perdonino gli altri non citati, poiché davvero non ricordiamo tutti, ma
se si fanno vivi ci si mette anche loro, 'un dubità!

Ha scritto il primo libro a dieci anni. Ha poi prodotto migliaia di articoli in italiano e in vernacolo satirico livornese (raccolti anno per anno in agili volumetti dal 1965 ad oggi) e un mare di rubriche umoristico-satiriche ed eziandio storico-linguistiche per il periodico "Livornocronaca - il Vernacoliere", da lui fondato nel 1961, e del quale è sempre stato anche editore e direttore, oltre che proprietario, e per una trentina d'anni ha fatto anche il correttore di bozze, il caporedattore, l'impaginatore, il grafico e l'amministratore. E quando si metteva la granata nel sedere riusciva anche a spazzare.
Oggi però gli frizza il culo e fa spazzare parecchio anche il fratello Umberto e il figlio di lui Valter, ai quali ha delegato un bel po' di faticaccia tecnica imbarcandoli sulla "Mario Cardinali Editore srl", di cui Valter è divenuto insostituibile colonna.
Laureato in Scienze Politiche nel '62, giornalista pubblicista dal '66, ha avuto esperienze giovanili di teatro (serie) e sempre giovincello ha fatto seriamente, da studente-lavoratore, il produttore di pubblicità. E qualche volta ha anche fornicato, sempre in modo serio, piacendogli assai la topa che è divenuta infatti una categoria kantiana del suo pensar satirico sul Vernacoliere, ma qui con poca serietà.
Oltre che con i suoi editoriali feroci e con le sue celebri invenzioni giornalistico-satiriche,
contribuisce a rendere famoso il Vernacoliere anche con i titoli folgoranti delle
locandine, frutto perlopiù notturno del suo cervellaccio e raccolte anche in
quattro volumi ("Ambrogio ha trombato la contessa" del 1995 e "Politicanti, politiconi
ed altrettante rotture di coglioni" del 1996, editrice Ponte alle Grazie, e poi
"L'Italia del Vernacoliere: è tutta un'altra storia", Piemme 2005, e "I Comandamenti
del Vernacoliere: trombare meno, trombare tutti", Piemme 2006), insieme ai suoi
pezzi satirico-vernacolari di riferimento.
Ovviamente è finito spesso in Tribunale, sempre però sortendoci a testa alta e urlando viva la topa. E viva la topa ha urlato anche quando gli hanno affibbiato il Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi nel '95.
Nel '98-'99 ha anche fatto l'opinionista sulla prima pagina del quotidiano "Il Tirreno" con la rubrica "Il Cardinaliere", ma il suo proverbiale carattere ribelle ad ogni inquadramento lo ha fatto desistere dopo pochi mesi.
Non ha mai avuto tessere di partito né credenziali di alcun tipo, non ama e non frequenta i Palazzi, non crede negli dei, si definisce uomo di sinistra (non quella dei partiti), giudica il rispetto di se stesso il suo bene fondamentale, ha uno scilinguagnolo micidiale, gli hanno fatto paginate d'interviste su un sacco di quotidiani e di periodici nazionali e lo invitano spesso in dibattiti televisivi e radiofonici, a serate conviviali, in feste popolari e talvolta anche a chiacchierate all'Università, e nel 2000 l'Ateneo veneziano lo ha perfino chiamato a un congresso internazionale sulla satira, a parlare dei pisani.
E menomale che gli piace anche prendersi parecchio per il culo, sennò 'un ci si faceva vita.
Oggi è sempre del '37 come quando nacque (ovviamente a Livorno, da babbo Alfredo e mamma Cesira) ma nel frattempo è diventato alto un metro e sessantacinque con i capelli ritti, che però non gli stanno più ritti come prima. Ha provato a ungerli col Viagra, ma gli hanno subito detto che bella testina di cazzo e ha smesso di volata.
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Federico Maria (Boria) Sardelli può essere annoverato tra le persone più odiose e supponenti che vi siano in giro.
Si dedica a questo e a quell'altro con eguale alterigia, credendo di primeggiare in ogni disciplina escluso il rally.
Il suo curriculum è multiforme e variegato come un Pirottino all'Amarena: dopo
gli inutili studî di filosofia, è diventato direttore dell'orchestra barocca
Modo Antiquo da lui fondata, flautista di strumenti storici, compositore, pittore,
incisore, vignettista, direttore del Dipartimento di musica antica dell'Accademia
Musicale di Firenze ove tiene cattedra di flauto traversiere e flauto dolce,
musicologo e ricercatore, autore di libri ora serî ("La Musica per Flauto di
Antonio Vivaldi", ed. Olschki, "Quaderni vivaldiani" XI, Fondazione G. Cini),
ora cretini ("Il libro Cuore (forse)" e "Trippa", Mario Cardinali Editore), illustratore
di libri (tutti i testi del prof. Borzacchini e molti altri volumi editi da Salani,
Ponte alle Grazie, Akademos).
La sua produzione discografica conta circa venti CD, tra cui numerose prime assolute di lavori di Vivaldi (l'integrale delle Cantate in 6 CD, i Concerti di Parigi, etc.); nel 1997 e nel 2000 ha ricevuto negli Stati Uniti la nomination ai Grammy Awards, l'oscar della musica, per i dischi "Antonio Vivaldi, Concerti per molti istromenti" e "Arcangelo Corelli, Concerti Grossi op. VI", da lui diretti. La sua attività concertistica è intensa e viene regolarmente invitato nei più prestigiosi festivals europei di musica antica.
Ai numerosi babbei che gli domandano come faccia a conciliare attività così varie e dissimili non risponde nemmeno ma spara un raudo serpentone ai loro piedi.
Ma ora veniamo al carattere, che gli esegeti della sua mirabolante attività ed i più accreditati biografi non esitano a definire "di merda". Quando può, cerca d'arrotare i micini e se capita in casa di gente che possiede dei pappagallini, li spaventa scuotendo fortemente la gabbia e urlando, conscio del fatto che non possono difendersi; viceversa, rispetta molto tutti gli altri animali potenzialmente offensivi e pericolosi come i gorilli e gli orsi; é anche molto vigliacco e si fa manesco cogl'inermi quanto servile co' pettoruti: vèssa infatti i suoi allievi finché son piccini con viti d'orecchio e urli a bruciapelo ma, non appena questi si fan giovinotti e in grado di mazzuolarlo, diventa repente rispettoso e gentile con loro.
Ama molto la buona cucina ed egli stesso prende diletto nel confezionar manicaretti, convinto del fatto che durante la vita ci sia dato in sorte un numero limitato di pasti e che sia nostro compito cercare di averne di più buoni possibile. E' pignolissimo e rompicoglioni, come si può evincere dal pedante uso dell'accento circonflesso per la doppia "i"e pieno di manîe come quella di spengere più volte la luce (abitudine, questa, che ha mutuato dal suo eroe Clem Momigliano, uno dei suoi celeberrimi personaggi disegnati sul Vernacoliere).
E' nato a Livorno nel '63, è magro e alto m. 1,90 e considera delle mezzeseghe
tutti quelli che son più bassi di lui (Cardinali compreso, che però gli vuole
tanto bene e lo fa sempre chinare per riceverne il bacino di rispetto). Collabora
al Vernacoliere da quand'era ragazzino, e dalle vignette giovanili su Amelia
e Corinna (nell' "Angolo del Vernacoliere" di Mario Cardinali) è via via passato
alla creazione di incredibili personaggi umoristici e satirici (per esempio il
Mago Afono, Omar, Clem Momigliano, il Bibliotecario, le Madonne, il Paglianti,
l'Omino della Merda) che lo hanno reso celebre fra i lettori, alcuni dei quali
gli hanno anche intitolato dei fans club in varie parti d'Italia.
Oltre ai fumetti è anche autore di tavole satirico-politiche e di numerose rubriche redazionali di irresistibile comicità (e basti citare, fra quelle del passato e quelle ancora vive: Fiere e Sagre, il libro Cuore, le più belle cartoline del mondo, l'angolo delle poesie e Padrepio).
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Nato a Padova l' 8 maggio 1952 sotto il segno del Toro ma vissuto da sempre a
Livorno, città originaria della madre. Si è laureato in Lettere a Pisa e oggi,
per ragioni sconosciute, vive a Bergamo con la moglie Antonella e i figli Giovanni,
Priscilla e Riccardo.
Inizia giovanissimo a collaborare come cronista e disegnatore con testate ormai storiche, tra cui "Paese Sera" e "Re Nudo".
A Livorno contribuisce con le sue vignette e i suoi fumetti al successo di quello che lui definisce "uno dei fenomeni satirici italiani più interessanti: il Vernacoliere, ribaldo giornalaccio anarchico libertario, nella migliore tradizione labronica".
Dal 1973 crea per il Vernacoliere, di cui per lungo tempo disegna anche le copertine, un folto stuolo di personaggi: Zatàche Caz, Gaìno l'Attiassino, Budiùlik, 'R Troiantropo, L'appuntato Fosforo, L'agente Zerozerobeppe, Sgainator, La Nonna Bionica, Pipaluce, Arvaro 'l Laido, oltre a centinaia di tavole a tema, storie e vignette.
In particolare ha realizzato, sempre per il Vernacoliere, la" Storia
Universale della Topa" a
puntate, dalla preistoria ai giorni nostri.
Ha lavorato come grafico e vignettista per il quotidiano "Il Tirreno". Ha collaborato con "Panorama", "Epoca", "Smemoranda" e "Totem Comics".
Per la TV firma Drive In, Odiens, Lupo Solitario, L'Araba Fenice, Paperissima e Striscia La Notizia.
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Con Mario Cardinali e Arrigo Melani forma il trio storico - e unico sopravvissuto - del settimanale Livornocronaca, progenitore del Vernacoliere.
Ed è proprio su Livornocronaca che Wanda Canfori, maremmana di Pitigliano (GR), ha mosso i primi passi giornalistici negli anni '60,via via passando da rubriche leggere a sempre più impegnative inchieste nel mondo labronico della sanità, del lavoro, dei disabili, del carovita, dei problemi dell'infanzia e della vecchiaia, della maternità, dell'aborto e della droga.
Poetessa e narratrice, ha pubblicato anche molti versi e racconti, e quando negli anni '80 il Livornocronaca si è trasformato nel Vernacoliere è passata a rubriche d'opinione sulla condizione femminile e dei minori, particolarmente col suo "Mondogatto". Alterna periodi di feconda produzione ad altri di pausa riflessiva, nei quali si dedica accanitamente alle sue letture preferite, specialmente di etologia umana e animale (pisani esclusi).
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Livornese del '61, disegna per il Vernacoliere dai tempi della beffa delle teste di Modigliani ritrovate nei fossi di Livorno (1984) , quando il mensile labronico rispose con "Trovata una sega!" passando dalla diffusione provinciale a quella regionale.
Da allora ha creato vagonate di vignette, strisce e tavole di acuta satira sull'attualità politica e sociale, in piena sintonia con la linea libertaria del Vernacoliere.
Ha lavorato ai quotidiani il Tirreno, Paese Sera e la Repubblica (vignettando anche sull'inserto Satirycon).
Da anni vive a Roma, dove fa il progettista grafico di giornali.
E' padre gongolante di Lillo, Willi e Pisellino, nonché innamoratissimo marito di Paola.
E' solito sciogliersi in una frase non sua: "Se potessi mangiare un'idea, avrei fatto la mia rivoluzione". Chiamala fame!
Pagando, lo si può anche usare come creativo pubblicitario, telefonandogli allo 063387160, oppure emailando
guidamato@yahoo.it
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Sì, vabbene, tanto lo sapete.. sono il Camerini, classe 73, alto 1 metro e 73, occhi gialli e scarpe 41,5. Basta, ciao. Che dire di piu'... non saprei... potrei raccontarvi di quando al liceo scientifico di Piombino ( scuola che non ho finito per vanto di avere solo la terza media, se non fosse stato per mi' madre che pianse tanto e mi obbligò a prendere la maturità privata..) facevo i paracazzi, nelle ore di lezione. Che cos'è un paracazzi? Facile: si piglia un fazzoletto di carta, si separano i sottili strati di carta dai quali è formato, in modo da avere tre fogli leggerissimi.
Ne prendete uno e poi rimediate 4 pezzetti di filo altrettanto sottile (tipo quello per cucire). Ora legate i capi di ogni filo ai quattro angoli del foglio, poi disegnate un ometto su un foglio di quaderno (mi raccomando: che abbia un gran bel cazzo sproporzionato in bella mostra) e attaccatelo per il capo a tutte le estremita' libere dei fili. Ora aprite la finestra di scuola e lanciate il vostro prode amico cazzuto; che lo vedano gli studenti del piano di sotto. Sulle prime, quando cominciai a fare di queste cose, non pensavo che qualcuno se ne sarebbe accorto, a parte i miei amici in classe; poi un giorno dovevo andare in sala professori per delle fotocopie e alzando gli occhi all'unica finestra in alto (tale sala era nel seminterrato, due piani sotto la mia aula) vidi un mucchio di omìni e fave ammucchiate e appiccicate al vetro da impetuosi venti di maestrale. E lì capii che i paracazzi erano una realtà. Poi nel tempo seppi che i ragazzi del piano di sotto aspettavano quella certa ora del mattino (io sono sempre ripetitivo) per vedere gli eroici e superdotati amici di carta svolazzare qua e la. Un'altra volta... o, un momento, per ora basta così, sennò poi vi rompo i coglioni subito.
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Daniele Caluri è nato a Livorno il 26 gennaio 1971.
Ha cominciato a pubblicare le prime vignette sul Vernacoliere a 14 anni, per poi diventarne uno dei principali collaboratori a partire dal 1988.
Nel 1993 crea il suo primo personaggio a fumetti, il pellerossa Fava di Lesso, che per Caluri rappresenta sia l'esordio sia una vera e propria palestra per la conoscenza del disegno, della sceneggiatura e dei tempi comici. La serie incontra fin da subito un clamoroso successo e nel 1999 viene raccolta in un unico albo, ormai esaurito.
Nel 1998, dopo essere diventato copertinista ufficiale del Vernacoliere, inizia per lo stesso mensile la sua seconda serie: Luana la Bebisìtter, in cui l'orrido bambino Maicol cerca di scoprire cosa nasconda la sua tata sotto le mutande. Fumetto cattivissimo e scorretto sotto tutti i punti di vista, la serie di Luana piace ancora di più della precedente, e viene raccolta in due albi andati a ruba nelle edicole e nelle principali fiere del fumetto italiane. Per Lucca Comics 2007, il prossimo novembre, è prevista la pubblicazione in anteprima della terza ed ultima raccolta, quella che conclude definitivamente la saga.
Contemporaneamente imperversano le strisce di Nedo, il buffo omino dotato di grande creatività (e non solo di quella), che cerca di arginare il panico originato dalle proprie erezioni trovando per esse inediti utilizzi.
Nel 2003 arriva l'ultimo personaggio, ancora per il Vernacoliere, ma questa volta su testi di Emiliano Pagani. Si tratta di Don Zauker, esorcista, la serie che ha raggiunto la maggior notorietà, anche fuori dai confini della Toscana. In essa si può trovare tutto quanto sia di gradimento per il gentiluomo moderno: satira ferocissima, anticlericalismo, irrisione della dabbenaggine, violenza gratuita, Milingo.
Tutto questo è confluito in due spettacoli, scritti da Caluri e Pagani, che i due hanno portato in scena a Livorno e in altre città d'Italia, creando una moltitudine di proseliti, che curano e coccolano dal loro blog, consultabile all'indirizzo paguri.blogspot.com.
Dal 2003 Caluri collabora anche alla Sergio Bonelli Editore come disegnatore di Martin Mystère, il detective dell'impossibile. Sue sono le storie "La tredicesima fatica" e "Il codice Caravaggio", i numeri 281 e 291 della serie regolare, su sceneggiatura del creatore del personaggio, Alfredo Castelli.
Attualmente è al lavoro su una sceneggiatura di Carlo Recagno per l'albo gigante di Martin Mystère, di cui non è ancora stata pianificata l'uscita.
All'inizio del 2007 ha firmato un contratto con una casa editrice francese per realizzare un albo che verrà pubblicato Oltralpe: l'adattamento a fumetti del Michele Strogoff di Verne, su sceneggiatura di Frédéric Brémaud.
Nell'edizione di Lucca Comics&Games 2006, Caluri ha ricevuto il premio Gran Guinigi come Miglior Disegnatore e il Premio Fumo di China come Miglior Autore Umoristico.
Ad aprile 2007, in occasione della rassegna di Napoli Comicon, Caluri e Pagani hanno ricevuto per Don Zauker ben tre Premi Micheluzzi, rispettivamente come Miglior Disegnatore, Miglior Sceneggiatura e Miglior Serie.
E' inoltre stato inserito su Wikipedia, l'enciclopedia online, come autore di fumetti e come una delle principali personalità legate alla città di Livorno.
Si può trovare il suo sito internet all'indirizzo www.danielecaluri.com e un blog costantemente aggiornato all'indirizzo caluri.blogspot.com.
Dal 1° novembre 2007 (giorno dei santi subito), inoltre, è nato www.donzauker.it.
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Ciao! Mi chiamo Emiliano Pagani e sono nato a Livorno il 30/12/1969 sotto il segno del Capricorno, e come tutti quelli nati lì sotto ho un carattere schivo ma falso con tendenze all'ingratitudine e alla vendetta trasversale.
Ho un diploma di Perito elettrotecnico conseguito all'I.T.I. di Livorno nel 1990, cui fa seguito un secondo diploma di Infermiere Professionale; tutti titoli con i quali posso ranquillamente pulirmi il culo, dato che non mi sono serviti a un cazzo, visto il lavoro che faccio.
A proposito del mio lavoro, mi dà fastidio nominarlo, quindi non lo farò ulteriormente.
Collaboro col Vernacoliere dal 1991 circa, pochi mesi dopo che il prof. Mazzei di elettrotecnica ebbe a dirmi queste testuali parole: "Pagani, ma mi dici, ora che è finita la scuola, dove andrai a fare lo scemo?".
Vivo a Livorno di cui adoro il mare a la squadra di calcio. Mi piacciono anche
la playstation, gli U2 e dormire fino a tardi la mattina avvolto dalle mie coperte
e dai miei gas intestinali. Sono, infatti, pigro all'inverosimile e questo fa
sì che il mio apporto mensile al Vernacoliere si limiti a qualche tavola (alternativamente
la Famiglia Quagliotti, Loja Prisky, i Punitori e Don Zauker, in collaborazione
con Daniele Caluri).
Il mio colore preferito è il marrone, la mia pietra il foratino e il mio piatto i rapini all'aglio. Il mio sogno nel cassetto è sfondare nel mondo dello spettacolo, come budello da invitare ai numerosissimi party romani e milanesi. In una persona apprezzo la vigliaccheria e le puppe, se è femmina.
Spero con questo sito di trovare tanti amici. Dai, scrivetemi o mandatemi il vostro indirizzo e-mail, così che possa ricattarvi o inviarvi terribili virus. Altrimenti venite a trovarmi, in modo che possa attaccarveli di persona.
Dal 1° novembre 2007 (giorno dei santi subito) è nato www.donzauker.it.
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Fratello di Mario e babbo di Valter, dirige da un sacco di tempo il settore distribuzione e abbonamenti del Vernacoliere, mette spesso il naso (notevole) nel settore “cazzate assortite” ed è anche molto noto come divoratore di poponi diacci marmati cresciuti nell’orto di Federico Sardelli.
Ma il suo pregio maggiore sta nel saper sopportare quel rompicoglioni del su' fratello, che non lo lascia mai fumare in pace.
Nella foto: Umberto fa il sordo per non sentire i reclami degli abbonati quando le poste sono in ritardo come sempre.
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Pardo Fornaciari, livornese del '48, non ha ancora ben chiaro cosa farà da grande:
per il momento annovera collaborazioni eterogenee a riviste disparate (tra
cui spicca da anni il Vernacoliere, un tempo con le canzoni, poi con gli assennati
interventi ecclesiologici de "L'epistola giubilare", del "Direttorio morale" e
delle "Cose di Pardo"). Produce due quintali l'anno di un vino (il Cantabruna)
dalla gradazione indeterminata, ma sufficiente.
Di formazione filosofica, riscuote uno stipendio da professore, col quale finanzia l'invenzione teatrale e musicale alternate alla ricerca sull'incontro tra le culture ebraica e cristiana. Infatti ha pubblicato, tra l'altro, testi di Averroè, Beniamino da Tudela e, per la prima volta in italiano, le "Conclusiones cabalisticae" di Giovanni Pico della Mirandola.
Nel campo della creazione artistica sono andate in scena sue pièces come "Non avevano niente di umano" (sulla psicologia degli ufficiali nazisti), "Direttorio della confession generale" (sul manuale dei Confessori di Sant'Alfonso de' Liguori) e l'adattamento teatrale de "La sonata a Kreuzer" di Tolstoj, con la musica di Behetoven.
Canta le proprie canzoni in performances varie come "Dal Limpopo al Fosso Reale" (canzoni di ambiente livornese: da ascoltare "Le valve della vulva", dedicata alla Volvo del Cardinali) e "Il vecchio professore" (Georges Brassens in italiano e/o in vernacolo).
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Marco Citi è venuto al mondo con un grave handicap che lo ha profondamente segnato e lo segnerà per tutta la vita: è un pisano.
Nasce infatti a Pontedera (PI) nel lontano maggio 1972 d. C. (dopo Cardinali) e da allora ha sempre abitato a Ponsacco (PI). Fino a 18 anni, visto il cervello di ridotte dimensioni (assimilabile a quello di un Australopiteco o di un Commodore Vic-20) non ha combinato un granché.Nel 1990, grazie ad una espansione di memoria di 8 KB, inizia a pubblicare come vignettista e caricaturista nelle redazioni locali del quotidiano il Tirreno.
Nel 1993 gli impiantano un microchip nel cervelletto e riesce a collaborare col Vernacoliere mentendo sulle sue vergognose origini e spacciandosi per un disoccupato di Canicattì. Vignettista di satira politica d'inverno e di satira di costume d'estate, nel 1998, dopo una intossicazione da porchetta alle 4 di mattina in una baracchina abusiva davanti al "Pigiapigia discopabbe", crea il fumetto "Il Porchettaro notturno": un mix fra satira grottesca del bestiario giovanile e satira tradizionale.
Ha inoltre collaborato in TV come gagman e autore comico con affermati cabarettisti
toscani in vari programmi: "Aria fresca" (1996, Videomusic e TMC), "Su le mani" (1996,
Raiuno), "Cocco di mamma" (1998,
Raiuno). Laureato in Architettura, ha anche fatto l'obiettore di coscienza. E,
last but not least, è sposato con la deliziosa Eva Marinai.
Oltre al Vernacoliere, ha collaborato come vignettista satirico col mensile toscano "Etruria-online", con alcune testate locali e con comici e cabarettisti in qualità di autore umoristico. Fra poco impianterà nel suo unico neurone un Pentium III di nuova generazione.
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Nasce nel 1972 a Livorno e subito va al Liceo Classico.
Prima di finire il liceo, si iscrive a Scienze Politiche.
Prima di laurearsi, prende il Dottorato in Storia.
Prima di aver preso il Dottorato, però, frequenta la Scuola Internazionale di Comics di Firenze e, incredibilmente, ne ottiene il diploma.
Prima di diplomarsi, impara a fare i siti Internet e trova dei bischeri che glieli comprano (ma tanto bischeri non devono essere, perché poi alla fine non glieli pagano).
Nel mentre, continua a infestare l’Università di Pisa, dove fa laureare in taglio e cucito un mucchio di belle bimbe.
Nel 1993 vince la rassegna-concorso livornese di satira “Il Palamito” e comincia a credere di essere bravo, quindi, nel 1995, si presenta al “Vernacoliere” supplicando di poter pubblicare sul mensile labronico, soprattutto per cenare gratis alle serate organizzate dal giornale in giro per la Toscana e cercare di recuperare finalmente qualche bimba anche lui.
Di indole profondamente mansueta e fanatico dei buoni sentimenti, ritiene che la PACE (vedi foto) sia l’unica via per risolvere ogni tipo di controversia (soprattutto quelle condominiali).

Valter Cardinali, figlio di Umberto fratello di Mario Cardinali, è nato il 20 giugno 1965, la stessa estate in cui è uscita la prima raccolta annuale del vernacolo di Livornocronaca, progenitore del Vernacoliere. E' stato un segno del destino.Cresciuto infatti a Vernacoliere e pallone, Valter girava per la redazione dello zio Mario già quando frequentava le scuole medie e praticamente non ha più smesso di frequentarla. E quando non era in redazione era sicuramente sul campo di calcio ad allenarsi. Il binomio Vernacoliere/campo di calcio è stata una costante nella vita di Valter, che tutt'ora continua a stare sui rettangoli di gioco, anche se le scarpette sono state attaccate al chiodo già da diversi anni. E' stato prima giocatore (ha disputato, dopo essere cresciuto nelle giovanili amaranto, vari campionati dalla Promozione alla serie C e vanta anche un campionato con la gloriosa maglia del Livorno) e ora è allenatore di giovani talenti. Tutto questo senza mai rinunciare all'altra passione: il Vernacoliere, appunto. Braccio destro, anzi sinistro, di Mario Cardinali, nel periodico livornese ha fatto un po' di tutto ed ora, oltre a rivestire la carica di direttore tecnico e sbrigare un sacco di altri più faticosi e noiosi lavori, collabora attivamente alla creazione di testi, titoli e vignette. Col padre Umberto, anch'egli responsabile del Vernacoliere nel settore distribuzione e abbonamenti, ha contribuito e contribuisce appassionatamente ai successi del mensile satirico.
E' felicemente sposato con Patrizia, ha due figli (Giacomo e Francesca) ed un sogno nel cassetto.
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Paolo Piazzesi è nato a Fiesole nel 1949: vive e lavora a Firenze. Melomane, predilige la cameristica. Ama Salinger (ma non Baricco); ammira le femmine colte, purché taciturne. Si picca di sapere di gastronomia e vini, ed è molto suscettibile in tema. Subìti gli studi liceali mentre intento ad altro, ha fatto una comparsata nel Sessantotto e dintorni (sempre meglio di D'Alema), senza molotov ma con un certo impegno intellettuale.
Spesi gli anni universitari su Kant, Hegel e, ahimè, Karl Marx, complice il
magistero di Cesare Luporini, ha ovviamente in schifo il liberalismo trionfante.
Lavora in editoria, fra alti e bassi (dell'editoria) dal 1975. Collabora al
Vernacoliere - a corrente piuttosto alternata, a dir la verità - da oltre dieci
anni, attualmente con la rubrica "Lo Zolfanello", intervenendo anche in vernacolo
fiorentino (usualmente sotto lo pseudonimo di "Stròlago del Galluzzo", ma anche
in prima persona, vivaddìo) sulle vicende della città del Fiore, della Toscana
e di quel poco che resta dell'umanità. Ha due figli bellissimi, dei quali si
vanta spudoratamente: l'eclettica Chiara, docente universitaria di Filosofia
e mezzosoprano nietzscheano, e il versatile Vieri, contrabbassista e judoka
di grande valore, ancorché distratto dalle sue prime avventure sentimentali.
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Maria Turchetto detta il turco è nata... Non entriamo in dettagli pedanti come luoghi e soprattutto date. Diciamo solo che è nata in un paese montano del Veneto. Parla tutt'ora con uno smaccato accento veneto ma riesce a scrivere in italiano e a disegnare in vernacolo toscano.
Come molti nativi dei paesi montani del Veneto fu costretta a emigrare e approdò - meschina ! - a Pisa, con la sua valigia legata con lo spago e le scarpe grosse, per far credere di avere un cervello fino. Il colpo riuscì, almeno parzialmente, tanto che fu avviata a una promettente carriera di filosofo presso la Scuola Normale.
Purtroppo non riusciva a leggere a voce alta la Fenomenologia dello spirito di Hegel senza mettersi a ridere, perciò la Scuola Normale di Pisa la cedette all'Università Ca' Foscari di Venezia in cambio di un presocratico e di un hegeliano della scuola napoletana (la Turchetto invece è marxista, anche se non ha mai deciso quale dei fratelli è il suo preferito).
A Venezia insegna tutt'ora storia del pensiero economico e si trova abbastanza bene ("l'economia mi fa un po' meno ridere della filosofia - ha dichiarato - e poi qui non mi prendono per il culo per via dell'accento"), ma ha mantenuto la residenza a Pisa, dove vive con un Ghiro e due gatti.
Per il Vernacoliere disegna da anni ferocissime vignette, soprattutto anticlericali, e firma la rubrica satirica "la recensione del turco" che fa pelo e contropelo a tanti presunti scrittori e affini.
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Veronica Tinucci è nata a Livorno il 26 Marzo 1971. Ha desiderato diventare medico e inventare medicine efficaci a basso costo per tutta l’infanzia, fino al Liceo. A quel punto invece, nonostante le caute affermazioni del padre (“Gli ingegneri sono tutti scemi”), ha deciso di laurearsi in Ingegneria Elettronica all’Università di Pisa. Chissà perché.
Attualmente vive e lavora a Genova, città che risparmia anche sui punti cardinali visto che si sviluppa da est ad ovest trascurando il nord ed il sud. Qui lavora per una multinazionale leader nel settore condividendo appieno il principio di Dilbert*, e dividendosi tra gli impegni professionali e familiari. Soprattutto la gestione di due bimbi parecchio piccini e di un bimbo grande (il su’ marito) vivacizza e colora il suo quotidiano, fatto comunque anche dei soliti problemi e delle solite esigenze di una donna moderna.
Inizia a scrivere le sue prime cazzate durante un torneo di calcio femminile cui partecipa nel ruolo di terzino sinistro, dando un contributo pressoché nullo alla sua squadra, a parte appunto i riassunti umoristici a fine partita. Approda quindi al Vernacoliere nel 2003, con cui continua a collaborare con entusiasmo scrivendo di questioni quotidiane e universali.
Adesso c’è anche un suo blog (http://verosimile.blogspot.com); “Devi esse’ Grillo”, l’ ha apostrofata, a ragione, la su’ sorella.
Sogno nel cassetto: scrivere un libro, come tutti del resto.
* Companies should promote their worst employees to managerial positions so as to prevent them from directly affecting the consumer’s experience – The Dilbert Principle (1990).
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Franco Cappelletti nasce indipendentemente dalla propria volontà il 25/05/66.
Sin dai primi giorni di vita si dimostra subito un maniaco sessuale non indifferente: pretende l'allattamento dalla balia asciutta, insegue la baby sitter col girello, prende i "Topolino" ma solo per guardare le figure in cui c'è Minnie.
Fin dalla prima infanzia viene colto dalla passione per lo scrivere, anche se
il suo divertimento principale sarà sempre l'estrarre con operazione chirurgica
le sferette dalle cartucce per penne stilografiche.
Può ancora vantarsi di avere dieci decimi di vista per occhio, il che smentisce definitivamente alcune obsolete teorie sulla masturbazione.
E' di origini pisane, ma portatore sano.
Scrive battute ed articoli umoristici con grande serietà. Lavora come Agronomo così, tanto per ridere.
Crede nella topa, ma non è praticante.
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Scrittore e giornalista pubblicista (iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti), Paolo Morelli collabora dal 2001 col Tirreno come cronista e autore di articoli di spettacolo, storia e costume: una piccola parte dei suoi scritti è reperibile sul suo sito personale www.paolomorelli.org. Scrive per il Vernacoliere dal 1997: tra le sue rubriche ricordiamo “Il cugi: la gioventù livornese dagli anni ’80 a oggi”, “Storie di vita vissuta (per modo di dire)”, “Educazione sessuale per segaiòli”, “La Corazzata Potëmkin” e “Les fleurs du mal”. Nel 2000 ha ideato “Free the primitive!”, progetto musicale da discoteca che sotto l’egida del dj Gigi D’Agostino ha giganteggiato sul dancefloor europeo. Sull’onda di questo successo, nel 2005 ha composto alcuni brani techno per una società londinese che produce colonne sonore per videogiochi d’azione. Ha collaborato, tra il 2004 e il 2005, come autore di pubbliredazionali con una testata leader in Italia nella pubblicazione di annunci online e su carta. Nel 2006 ha collaborato con Ettore Borzacchini (alias Giorgio Marchetti) nel volume satirico-linguistico “Il quarto Borzacchini Universale”. Sempre nel 2006 ha collaborato come affiancatore nei testi con Claudio Marmugi, comico targato “Zelig”, nell’ambito dello spettacolo satirico-umoristico “Forza Marmugi!”. Ha vinto più volte l'ambìto bugiardìno d’oro al “Campionato Italiano della Bugia” de Le Piastre (Pistoia), uno dei concorsi satirici più pungenti della penisola. Nel 2007 ha scritto, organizzato e diretto lo show satirico-umoristico “Rocco Sexbomb!”, il cui incasso è stato devoluto in beneficienza all’Associazione Cure Palliative Onlus di Livorno. Paolo va fiero d’essere stimato come persona corretta e serissima nonché come lavoratore dall’etica invidiabile.
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Inviato sulla terra nel 1971 dal Dio dell'umorismo impiega trent'anni per raggiungere una discreta notorietà regionale. Comincia a pubblicare sul Vernacoliere nel 2001, sebbene le sue vignette non abbiano il tipico taglio dialettale livornese - il nostro vive a Sapri (SA) - ma si distinguono tuttavia per lo stile ragionato, pieno di rimandi, asciutto e lineare.Grazie al lauto compenso che percepisce dal giornale può coltivare la passione per i motori.
In pochi anni è infatti riuscito ad acquistare tre modelli di macchine nuove. Le Burago sono le sue preferite. Per le fans che non si accontentano di essere penetrate intellettualmente l'indirizzo di posta elettronica è:
iperpiger@libero.it
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Alberto Magnolfi è un ragazzo veramente bellissimo. Moro, con un fisico incredibilmente prestante e gli occhi verdi e brillanti come le foglie di un ficus. Fin da piccino ha coltivato in Versilia la passione per il disegno, la musica e il teatro, insomma tutte quelle attività affascinanti che, sviluppate ammodino, consentono di trombare parecchio, come ben sanno anche altri autori del Vernacoliere.
Diplomato con lode in Scenografia all'Accademia di belle Arti di Carrara ha poi lavorato con architetti del calibro di Lorenzo Papi e Alessandro Tagliolini nel campo dell'architettura e del restauro, finché non s'è rotto i coglioni e ha deciso di mettersi a insegnare, così a 23 anni ha vinto il concorso per una cattedra all'Istituto d'Arte di Pisa.
Per via del suo carattere inquieto ma adorabile è stato poi eletto vice Segretario Provinciale della CISL-scuola di Pisa, non prima di aver litigato col Provveditore ed essere stato mandato a insegnare nei peggio posti di quella provincia disgraziata, dove ha avuto la ventura di avere come allieva la Callegari, giovine ruspante della campagna pisana che si esprimeva ammodino solo quando la facevi disegnare. Insieme non potevano far altro che produrre alcuni fumetti per il Vernacoliere, vedi le strisce di Suora pro Nobis, di www@lter.it e del Canzoniere.
Il nostro ha collaborato anche con alcune gallerie d'arte, ha portato avanti le sue sperimentazioni sulla stereoscopia e ha continuato ad esporre i suoi lavori qua e là, da Parigi a Forte dei Marmi, città che nel 2000 gli ha riservato una sezione alla mostra del Premio di Satira Politica (“L'Inferno e il Paradiso della politica italiana visti da Alberto Magnolfi”).
Oggi insegna Disegno e Storia dell'arte all'Istituto Superiore Gambacorti di Pisa e al Liceo Scientifico Pesenti di Cascina, continua a fare il dirigente sindacale e tiene corsi di aggiornamento per gli insegnanti, ha pubblicato diverse cose (tra le quali un calendario tradotto in 4 lingue), collabora con alcuni giornali, seguita a suonare l'armonica, a fare mostre e altre cose plateali, tipo sculture di sabbia sul mare per beccare le topone.
Questo bel tipo, a suo dire affascinante, è anche
l'autore dei “Porkèmond”, pubblicati dal Vernacoliere, copiati dalla RAI e che
oggi compaiono sull'Agenda Perpetua di sua invenzione edita da Petrartedizioni.
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Nato nel lontano ottobre 1947 a Portovenere (SP, scusate se è poco) sono poi emigrato a Pontasserchio (PI). “E ti pare di aver fatto un bel cambio?” mi chiedono in molti; non lo so, ma ormai ho due figli pisani.
Maturità classica e studi in Chimica, mi mancano tre esami e la tesi, ogni tanto riprendo i libri in mano e mi viene da vomitare; militare a Cuneo, vignettista per diversi quotidiani e periodici: ABC, il Male, il Tirreno, il fogliaccio (no quello di Ferrara) and last but not least il Vernacoliere. Art director in varie Agenzie di pubblicità, sono l’artefice della mucchina della Cremlat, lavoro sempre in pubblicità ma non disegno quasi più.
Tutte le mie vignette sono realizzate al computer con la tavoletta grafica senza alcun supporto cartaceo, pertanto non mi chiedete originali perché non esistono.
Disegnare mi diverte un sacco, pertanto se avete bisogno di marchi, caricature, biglietti e santini per la cresima scrivetemi pure a mariodimpo@virgilio.it e venitemi a vedere a dimpo.info
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Che dire... Mi chiamo Alberto Pagliaro e fin da piccino desideravo diventare un fumettista, al secondo posto c'era fare il benzinaio e al terzo sposarmi una hawaiana.
Già da bambino, attraverso il fumetto, iniziai a manifestare al mondo le mie turbe mentali.
In prima elementare chiamarono i miei genitori perché disegnavo donne nude ovunque e in terza media realizzai, ispirato dalla Cappella Sistina, la mia prima vera grande opera, dal titolo: l'Orgia Atomica”. Un successo... fui sospeso!
Nella prima metà degli anni ’90 ho iniziato a pubblicare per riviste di giochi di ruolo e riviste per adulti di italica produzione, per arrivare nel 2000 a collaborare per le più importanti case editrici internazionali: Casterman, Delcourt, Dupuis, Coconino Press , Les Humanoides Associés, fino a collaborare con la Disney come Character Design.
Nel 2006, inoltre, ho fondato la Premiata Officina Pagliaro, luogo di sperimentazione artistica, attraverso la quale produco fumetti, illustrazioni, video e musica, sotto lo pseudonimo di “Mastro Pagliaro”, ma non è ancora finita… Parallelamente alla mia attività di fumettista, dal 1994, insegno fumetto presso il Comune di Firenze-Quartiere 2, mentre, dal 2005, sono diventato docente di fumetto presso la Scuola Internazionale dei Comics di Firenze.
Come se non bastasse, e qui viene il bello, sono diventato da poco Livornese, legandomi sentimentalmente a Francesca, una livornese miliardi di volte più bella della più bella hawaiana!
Di conseguenza, essendo diventato livornese, potevo non pubblicare per il Vernacoliere ?
www.premiataofficinapagliaro.com
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Fabrizio Pani, in arte Panif, è nato nel 1980 ad Iglesias, una cittadina nella costa sud-occidentale della Sardegna. Fin da piccolo è affascinato dai fumetti, dal cinema, dai cartoni animati e da tutto ciò che è inerente alla comunicazione.
Diplomato al “Centro Internazionale del Fumetto” di Cagliari, ha all’attivo numerose collaborazioni con quotidiani e riviste varie in qualità di vignettista, fumettista e illustratore.
Tra i premi vinti: 1° al Concorso Fullcomics (2005), 2° ex aequo ad Oscar Comix (2005); 1° nel Concorso Striscia la Zanzara (2005), 2° nel Concorso SatirOffida (2005), 1° al Concorso SatirOffida (2006), 2° al Concorso Talents (2007).
A causa dei numerosi “secondo posto”, si autodefinisce il Toto Cutugno dei fumetti. Alcuni suoi lavori sono stati esposti in Italia, Spagna, Francia, Svizzera e Polonia.
Per contattarlo: panifx@tiscali.it
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Disegnatore autodidatta, eclettico e un po' scervellato, Francesco Dotti arriva in Sardegna nel 1970 ed è proprio in questa terra, che lo accetta con affetto, che inizia la sua attività di illustratore e di collaboratore con periodici e quotidiani isolani, tra i quali “La Nuova Sardegna”, “L’Unione Sarda”, la “Gazzetta di Porto Rotondo” e “Il Vernacoliere”.
Come grafico pubblicitario crea per conto di alcuni studi vari logotipi e, nel 1994, disegna una fortunata serie di vignette per la trasmissione televisiva “Linea blu”, su Rai Uno.
Nel settembre del 2005, nel corso della mostra “Autori Pistoiesi nel Cartooning” tenutasi presso la fondazione “Marino Marini” di Pistoia, è invitato a esporre i suoi lavori insieme a Vauro, Mannelli, Boschi, Bartolini e altri autori pistoiesi.
Nel 2006, a Verbania, al concorso "Ridere sotto il Tasso", viene premiato con il “Marengo d’oro” e nel 2007, nel medesimo concorso, un suo lavoro riceve una segnalazione.
Da alcuni anni, lasciate perdere le collaborazioni giornalistiche, si dedica alla pittura, ai concorsi e alle lunghe e riflessive passeggiate. Nel 2003, per i tipi della Editrice Taphros di Olbia, pubblica "Ti sbatto in Sardegna!", una mini-raccolta di vignette, e nel 2007 pubblica il libro “Alla scoperta della Sardegna”, del quale è autore dei testi e delle illustrazioni (147 acquerelli). La sua ultima fatica, ancora inedita, è “La Sardegna illustrata, tra realtà e leggenda”, portata a termine insieme all’amico e collega veneziano Lele Vianello, una delle matite più apprezzate del compianto Hugo Pratt, l’indimenticabile papà di Corto Maltese.
http://ceccodotti.blogspot.com/
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Luca Ricciarelli, fiorentino, di professione analista informatico, si cimenta in varie attività artistiche.
Come vignettista, pubblica sul Vernacolikere e su vari siti interessati alle sue opere “graffianti”. Inoltre è apparso sul quotidiano “ Il Corriere di Firenze “, sulle riviste “Rosso Fiorentino “, “ Par Condicio “ e “Veleno “, su “M”, inserto satirico de l’Unità. Ha vinto il “premio cattiveria “ al concorso Olio di Satira del 2004 ed è stato segnalato e pubblicato nel catalogo dello stesso concorso nel 2006. Ha esposto alle mostre del Museo della Satira di Forte dei Marmi: “ I furbetti del quartierino” (2006) e “Segreti e Bugie” (2007). Inoltre ha pubblicato il romanzo “Blup” e ha scritto lo spettacolo musicale “Un secolo in salotto”.
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Paride Puglia nasce nel 1963 a Sassuolo, e attualmente vive a Roteglia, in provincia di Reggio Emilia.
Dopo il diploma di geometra, lavora nell’azienda paterna come falegname/progettista. Da sempre appassionato di satira, nel 1988 ha collaborato con una striscia quotidiana alla “Gazzetta di Reggio”; nel periodo 2004-2006 ha invece pubblicato sull’inserto umoristico “I Picadores” de “L’Informazione”. Dal maggio 2007 collabora a “M”, inserto de “L’Unità”, e ultimamente ha partecipato a una mostra satirica su Garibaldi a Camogli.
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