AUTORI

Mario Cardinali
Federico Sardelli
Max Greggio
Guido Amato
Andrea Camerini
Francesco Natali
Umberto Cardinali
Pardo Fornaciari
Marco Citi
Fabrizio Amore Bianco
Valter Cardinali
Paolo Piazzesi
Maria Turchetto (Turco)
Veronica Tinucci
Alberto Magnolfi
Mario D'Imporzano (Dimpo)
Luca Ceccherini (Cek)
Francesco Celi (Pilec)
Alberto Pagliaro
Fabrizio Pani (Panif)
Simone Frosini (Simon)
Fabio Nocchi
M. Raiola & L. Filipponi (Malù)
Fabio Pecorari (Fifo)
Luca Ricciarelli
Paride Puglia
Egle Bartolini
Duccio Panzani
Strele (Emanuele Quantestorie)
Marco Vicari
Antonio Ursini (Zurum)
Francesca Fontanelli
Dario Di Simone (Darix)
Ettore Il Ferrini
Claudio Marmugi
Maurizio Fei
Enrico Occupati (OQ)
Tommaso Eppesteingher
Giancarlo Landi
Giuliano Lemmi
Stefano Giudice
Giampaolo Inglima (Gyampa)
Alessio Atrei


Fra i vignettisti e gli autori di testi che hanno collaborato nel passato al Vernacoliere, alcuni dei quali appaiono ancora sporadicamente, vanno citati i creatori di Don Zauker Daniele Caluri e Emiliano Pagani, l'autore televisivo livornese David Lubrano, l'avvocato livornese Arrigo Melani, l'architetto lucchese Giorgio Marchetti (Ettore Borzacchini), lo scrittore fiorentino Carlo Lapucci (Pio Ronzi), l'architetto fiorentino Giuseppe Del Greco, il giornalista televisivo fiorentino Alberto Severi, la pitiglianese Wanda Canfori, i livornesi Marc Sardelli, Maurizio Cecchini, Gabriele Pulcini, Maurizio Fontanelli, Valerio Griselli, Ivo Ciucci, Lorenzo Ciappi (Lore), Giorgio Ott, Gabriele Becchere, la pisana Giulia Nocchi, i fiorentini Paolo Babini e Fabrizio Fabbri, il massese Antonio Intermite, il toscano Francesco Dotti, il pordenonese Marco Tonus, il milanese Marco Fusi, il pesciatino Luca Bernardini, i pisani Leopoldo Terreni e Andrea Simoncini, e poi i nordici Renzo Segala, Luca Garonzi, Barberis e Guzzinati, e ancora Paola Tosti, Gioviz, Titti Colucci e Piero (Tipì), Alessandro Di Costanzo, Solinas, Valerio Fiorini (Varni), Gianfranco Martuscelli, Daniele Rielli, Pietro Vanessi, Silvio Di Giorgio, Franco Sardo, Andy Ventura, Stefano Antonucci, Roberta Piredda, Franco Cappelletti (Kappa), Massimo Ottavi (Ottomax), Alessandra Lazzaro (Alelaz), Valter Giraudo (Valterinik), Francesco Mazzardi, Umberto Romaniello, Pier Luigi Impedovo, Emiliano Gucci, e ci perdonino gli altri non citati, poiché davvero non ricordiamo tutti, ma se si fanno vivi ci si mette anche loro, 'un dubità!

gruppo vernacoliere Mario Cardinali Emiliano Pagani Umberto Cardinali Daniele Caluri Andrea Camerini Valter Cardinali Pardo Fornaciari Marco Citi Max Greggio Fabrizio Amore Bianco Federico Maria Sardelli Paolo Morelli Wanda Canfori

Mario Cardinali

Mario

Ha scritto il primo libro a dieci anni. Ha poi prodotto migliaia di articoli in italiano e in vernacolo satirico livornese (raccolti anno per anno in agili volumetti dal 1965 ad oggi) e un mare di rubriche umoristico-satiriche ed eziandio storico-linguistiche per il periodico "Livornocronaca - il Vernacoliere", da lui fondato nel 1961, e del quale è sempre stato anche editore e direttore, oltre che proprietario, e per una trentina d'anni ha fatto anche il correttore di bozze, il caporedattore, l'impaginatore, il grafico e l'amministratore. E quando si metteva la granata nel sedere riusciva anche a spazzare.
Oggi però gli frizza il culo e fa spazzare parecchio anche il fratello Umberto e il figlio di lui Valter, ai quali ha delegato un bel po' di faticaccia tecnica imbarcandoli sulla "Mario Cardinali Editore srl", della quale sono diventati insostituibili colonne.

Laureato in Scienze Politiche nel '62, giornalista pubblicista dal '66, ha avuto esperienze giovanili di teatro (serie) e sempre giovincello ha fatto seriamente, da studente-lavoratore, il produttore di pubblicità. E qualche volta ha anche fornicato, sempre in modo serio, piacendogli assai la topa che è divenuta infatti una categoria kantiana del suo pensar satirico sul Vernacoliere, ma qui con poca serietà.
Oltre che con i suoi editoriali feroci e con le sue celebri invenzioni giornalistico-satiriche, contribuisce a rendere famoso il Vernacoliere anche con i titoli folgoranti delle locandine, frutto perlopiù notturno del suo cervellaccio e raccolte anche in sette volumi ("Ambrogio ha trombato la contessa" del 1995 e "Politicanti, politiconi ed altrettante rotture di coglioni" del 1996, editrice Ponte alle Grazie, e poi "L'Italia del Vernacoliere: è tutta un'altra storia", Piemme 2005, "I Comandamenti del Vernacoliere: trombare meno, trombare tutti", Piemme 2006, "Quando a Rambo ni ciondolava l'uccello", Mario Cardinali Editore 2009, "Berlusconi cià rotto i coglioni", Mario Cardinali Editore 2010, e "Era meglio un papa pisano", Mario Cardinali Editore 2012), insieme ai suoi pezzi satirico-vernacolari di riferimento.
Ovviamente è finito spesso in Tribunale, sempre però sortendoci a testa alta e urlando viva la topa. E viva la topa ha urlato anche quando gli hanno affibbiato il Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi nel '95.
Nel '98-'99 ha anche fatto l'opinionista sulla prima pagina del quotidiano "Il Tirreno" con la rubrica "Il Cardinaliere", ma il suo proverbiale carattere ribelle ad ogni inquadramento lo ha fatto desistere dopo pochi mesi.

Non ha mai avuto tessere di partito né credenziali di alcun tipo, non ama e non frequenta i Palazzi, non crede negli dei, si definisce uomo di sinistra (non quella dei partiti), giudica il rispetto di se stesso il suo bene fondamentale, ha uno scilinguagnolo micidiale, gli hanno fatto paginate d'interviste su un sacco di quotidiani e di periodici nazionali e lo invitano spesso in dibattiti televisivi e radiofonici, a serate conviviali, in feste popolari e talvolta anche a chiacchierate nelle Università, e nel 2000 l'Ateneo veneziano lo ha perfino chiamato a un congresso internazionale sulla satira, a parlare dei pisani.
E menomale che gli piace anche prendersi parecchio per il culo, sennò 'un ci si faceva vita.
Oggi è sempre del '37 come quando nacque (ovviamente a Livorno, da babbo Alfredo e mamma Cesira) ma nel frattempo è diventato alto un metro e sessantacinque con i capelli ritti, che però non gli stanno più ritti come prima. Ha provato a ungerli col Viagra, ma gli hanno subito detto che bella testina di cazzo e ha smesso di volata.

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Federico Sardelli

Sardelli

Federico Maria (Boria) Sardelli può essere annoverato tra le persone più odiose e supponenti che vi siano in giro.
Si dedica a questo e a quell'altro con eguale alterigia, credendo di primeggiare in ogni disciplina escluso il rally.
Il suo curriculum è multiforme e variegato come un Pirottino all'Amarena: dopo gli inutili studî di filosofia, è diventato direttore dell'orchestra barocca Modo Antiquo da lui fondata, flautista di strumenti storici, compositore, pittore, incisore, vignettista, direttore del Dipartimento di musica antica dell'Accademia Musicale di Firenze ove tiene cattedra di flauto traversiere e flauto dolce, musicologo e ricercatore, autore di libri ora serî ("La Musica per Flauto di Antonio Vivaldi", ed. Olschki, "Quaderni vivaldiani" XI, Fondazione G. Cini), ora umoristici ("Il libro Cuore (forse)", "Trippa", "Proesie", "I miracoli di Padrepio", "Le più belle cartoline del mondo", "Paperi in fiamme" e "Saggi di Metafisica neorazionalista", tutti della Mario Cardinali Editore), illustratore di libri (tutti i testi del prof. Borzacchini e molti altri volumi editi da Salani, Ponte alle Grazie, Akademos).
La sua produzione discografica conta circa venti CD, tra cui numerose prime assolute di lavori di Vivaldi (l'integrale delle Cantate in 6 CD, i Concerti di Parigi, etc.); nel 1997 e nel 2000 ha ricevuto negli Stati Uniti la nomination ai Grammy Awards, l'oscar della musica, per i dischi "Antonio Vivaldi, Concerti per molti istromenti" e "Arcangelo Corelli, Concerti Grossi op. VI", da lui diretti. La sua attività concertistica è intensa e viene regolarmente invitato nei più prestigiosi festivals europei di musica antica.
Ai numerosi babbei che gli domandano come faccia a conciliare attività così varie e dissimili non risponde nemmeno ma spara un raudo serpentone ai loro piedi.
Ma ora veniamo al carattere, che gli esegeti della sua mirabolante attività ed i più accreditati biografi non esitano a definire "di merda". Quando può, cerca d'arrotare i micini e se capita in casa di gente che possiede dei pappagallini, li spaventa scuotendo fortemente la gabbia e urlando, conscio del fatto che non possono difendersi; viceversa, rispetta molto tutti gli altri animali potenzialmente offensivi e pericolosi come i gorilli e gli orsi; é anche molto vigliacco e si fa manesco cogl'inermi quanto servile co' pettoruti: vèssa infatti i suoi allievi finché son piccini con viti d'orecchio e urli a bruciapelo ma, non appena questi si fan giovinotti e in grado di mazzuolarlo, diventa repente rispettoso e gentile con loro.
Ama molto la buona cucina ed egli stesso prende diletto nel confezionar manicaretti, convinto del fatto che durante la vita ci sia dato in sorte un numero limitato di pasti e che sia nostro compito cercare di averne di più buoni possibile. E' pignolissimo e rompicoglioni, come si può evincere dal pedante uso dell'accento circonflesso per la doppia "i"e pieno di manîe come quella di spengere più volte la luce (abitudine, questa, che ha mutuato dal suo eroe Clem Momigliano, uno dei suoi celeberrimi personaggi disegnati sul Vernacoliere).
E' nato a Livorno nel '63, è magro e alto m. 1,90 e considera delle mezzeseghe tutti quelli che son più bassi di lui (Cardinali compreso, che però gli vuole tanto bene e lo fa sempre chinare per riceverne il bacino di rispetto). Collabora al Vernacoliere da quand'era ragazzino, e dalle vignette giovanili su Amelia e Corinna (nell' "Angolo del Vernacoliere" di Mario Cardinali) è via via passato alla creazione di incredibili personaggi umoristici e satirici (per esempio il Mago Afono, Omar, Clem Momigliano, il Bibliotecario, le Madonne, il Paglianti, l'Omino della Merda) che lo hanno reso celebre fra i lettori, alcuni dei quali gli hanno anche intitolato dei fans club in varie parti d'Italia.
Oltre ai fumetti è anche autore di tavole satirico-politiche e di numerose rubriche redazionali di irresistibile comicità (e basti citare, fra quelle del passato e quelle ancora vive: Fiere e Sagre, il libro Cuore, le più belle cartoline del mondo, l'angolo delle poesie, Padrepio e La parola all'Esperto).

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Max Greggio

Max Greggio

Nato a Padova l' 8 maggio 1952 sotto il segno del Toro ma vissuto da sempre a Livorno, città originaria della madre. Si è laureato in Lettere a Pisa e oggi, per ragioni sconosciute, vive a Bergamo con la moglie Antonella e i figli Giovanni, Priscilla e Riccardo.
Inizia giovanissimo a collaborare come cronista e disegnatore con testate ormai storiche, tra cui "Paese Sera" e "Re Nudo".
A Livorno contribuisce con le sue vignette e i suoi fumetti al successo di quello che lui definisce "uno dei fenomeni satirici italiani più interessanti: il Vernacoliere, ribaldo giornalaccio anarchico libertario, nella migliore tradizione labronica".
Dal 1973 crea per il Vernacoliere, di cui per lungo tempo disegna anche le copertine, un folto stuolo di personaggi: Zatàche Caz, Gaìno l'Attiassino, Budiùlik, 'R Troiantropo, L'appuntato Fosforo, L'agente Zerozerobeppe, Sgainator, La Nonna Bionica, Pipaluce, Arvaro 'l Laido, oltre a centinaia di tavole a tema, storie e vignette.
In particolare ha realizzato, sempre per il Vernacoliere, la" Storia Universale della Topa" a puntate, dalla preistoria ai giorni nostri.
Ha lavorato come grafico e vignettista per il quotidiano "Il Tirreno". Ha collaborato con "Panorama", "Epoca", "Smemoranda" e "Totem Comics".
Per la TV firma Drive In, Odiens, Lupo Solitario, L'Araba Fenice, Paperissima e Striscia La Notizia.

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Guido Amato

Guido Amato

Livornese del '61, disegna per il Vernacoliere dai tempi della beffa delle teste di Modigliani ritrovate nei fossi di Livorno (1984) , quando il mensile labronico rispose con "Trovata una sega!" passando dalla diffusione provinciale a quella regionale.
Da allora ha creato vagonate di vignette, strisce e tavole di acuta satira sull'attualità politica e sociale, in piena sintonia con la linea libertaria del Vernacoliere.
Ha lavorato ai quotidiani il Tirreno, Paese Sera e la Repubblica (vignettando anche sull'inserto Satirycon).
Da anni vive a Roma, dove fa il progettista grafico di giornali.
E' padre gongolante di Lillo, Willi e Pisellino, nonché innamoratissimo marito di Paola. E' solito sciogliersi in una frase non sua: "Se potessi mangiare un'idea, avrei fatto la mia rivoluzione". Chiamala fame! Pagando, lo si può anche usare come creativo pubblicitario, telefonandogli allo 063387160, oppure emailando guidamato@yahoo.it

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Andrea Camerini

Camerini

Sì, vabbene, tanto lo sapete.. sono il Camerini, classe 73, alto 1 metro e 73, occhi gialli e scarpe 41,5. Basta, ciao. Che dire di piu'... non saprei... potrei raccontarvi di quando al liceo scientifico di Piombino ( scuola che non ho finito per vanto di avere solo la terza media, se non fosse stato per mi' madre che pianse tanto e mi obbligò a prendere la maturità privata..) facevo i paracazzi, nelle ore di lezione. Che cos'è un paracazzi? Facile: si piglia un fazzoletto di carta, si separano i sottili strati di carta dai quali è formato, in modo da avere tre fogli leggerissimi.
Ne prendete uno e poi rimediate 4 pezzetti di filo altrettanto sottile (tipo quello per cucire). Ora legate i capi di ogni filo ai quattro angoli del foglio, poi disegnate un ometto su un foglio di quaderno (mi raccomando: che abbia un gran bel cazzo sproporzionato in bella mostra) e attaccatelo per il capo a tutte le estremita' libere dei fili. Ora aprite la finestra di scuola e lanciate il vostro prode amico cazzuto; che lo vedano gli studenti del piano di sotto. Sulle prime, quando cominciai a fare di queste cose, non pensavo che qualcuno se ne sarebbe accorto, a parte i miei amici in classe; poi un giorno dovevo andare in sala professori per delle fotocopie e alzando gli occhi all'unica finestra in alto (tale sala era nel seminterrato, due piani sotto la mia aula) vidi un mucchio di omìni e fave ammucchiate e appiccicate al vetro da impetuosi venti di maestrale. E lì capii che i paracazzi erano una realtà. Poi nel tempo seppi che i ragazzi del piano di sotto aspettavano quella certa ora del mattino (io sono sempre ripetitivo) per vedere gli eroici e superdotati amici di carta svolazzare qua e la. Un'altra volta... o, un momento, per ora basta così, sennò poi vi rompo i coglioni subito.

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Umberto Cardinali

Umberto

Fratello di Mario e babbo di Valter, dirige da un sacco di tempo il settore distribuzione e abbonamenti del Vernacoliere, mette spesso il naso (notevole) nel settore “cazzate assortite” ed è anche molto noto come divoratore di poponi diacci marmati cresciuti nell’orto di Federico Sardelli.
Ma il suo pregio maggiore sta nel saper sopportare quel rompicoglioni del su' fratello, che non lo lascia mai fumare in pace.

Nella foto: Umberto fa il sordo per non sentire i reclami degli abbonati quando le poste sono in ritardo come sempre.

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Pardo Fornaciari

Pardo

Pardo Fornaciari, livornese del '48, non ha ancora ben chiaro cosa farà da grande: per il momento annovera collaborazioni eterogenee a riviste disparate (tra cui spicca da anni il Vernacoliere, un tempo con le canzoni, poi con gli assennati interventi ecclesiologici de "L'epistola giubilare", del "Direttorio morale" e delle "Cose di Pardo"). Produce due quintali l'anno di un vino (il Cantabruna) dalla gradazione indeterminata, ma sufficiente.
Di formazione filosofica, riscuote uno stipendio da professore, col quale finanzia l'invenzione teatrale e musicale alternate alla ricerca sull'incontro tra le culture ebraica e cristiana. Infatti ha pubblicato, tra l'altro, testi di Averroè, Beniamino da Tudela e, per la prima volta in italiano, le "Conclusiones cabalisticae" di Giovanni Pico della Mirandola.
Nel campo della creazione artistica sono andate in scena sue pièces come "Non avevano niente di umano" (sulla psicologia degli ufficiali nazisti), "Direttorio della confession generale" (sul manuale dei Confessori di Sant'Alfonso de' Liguori) e l'adattamento teatrale de "La sonata a Kreuzer" di Tolstoj, con la musica di Behetoven.
Canta le proprie canzoni in performances varie come "Dal Limpopo al Fosso Reale" (canzoni di ambiente livornese: da ascoltare "Le valve della vulva", dedicata alla Volvo del Cardinali) e "Il vecchio professore" (Georges Brassens in italiano e/o in vernacolo).

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Marco Citi

Citi

Marco Citi è venuto al mondo con un grave handicap che lo ha profondamente segnato e lo segnerà per tutta la vita: è un pisano.
Nasce infatti a Pontedera (PI) nel lontano maggio 1972 d. C. (dopo Cardinali) e da allora ha sempre abitato a Ponsacco (PI). Fino a 18 anni, visto il cervello di ridotte dimensioni (assimilabile a quello di un Australopiteco o di un Commodore Vic-20) non ha combinato un granché.Nel 1990, grazie ad una espansione di memoria di 8 KB, inizia a pubblicare come vignettista e caricaturista nelle redazioni locali del quotidiano il Tirreno.
Nel 1993 gli impiantano un microchip nel cervelletto e riesce a collaborare col Vernacoliere mentendo sulle sue vergognose origini e spacciandosi per un disoccupato di Canicattì. Vignettista di satira politica d'inverno e di satira di costume d'estate, nel 1998, dopo una intossicazione da porchetta alle 4 di mattina in una baracchina abusiva davanti al "Pigiapigia discopabbe", crea il fumetto "Il Porchettaro notturno": un mix fra satira grottesca del bestiario giovanile e satira tradizionale.
Ha inoltre collaborato in TV come gagman e autore comico con affermati cabarettisti toscani in vari programmi: "Aria fresca" (1996, Videomusic e TMC), "Su le mani" (1996, Raiuno), "Cocco di mamma" (1998, Raiuno). Laureato in Architettura, ha anche fatto l'obiettore di coscienza.
Oltre al Vernacoliere, ha collaborato come vignettista satirico col mensile toscano "Etruria-online", con alcune testate locali e con comici e cabarettisti in qualità di autore umoristico. Fra poco impianterà nel suo unico neurone un Pentium III di nuova generazione.

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Fabrizio Amore Bianco

Amore Bianco

Nasce nel 1972 a Livorno e subito va al Liceo Classico.
Prima di finire il liceo, si iscrive a Scienze Politiche.
Prima di laurearsi, prende il Dottorato in Storia.
Prima di aver preso il Dottorato, però, frequenta la Scuola Internazionale di Comics di Firenze e, incredibilmente, ne ottiene il diploma.
Prima di diplomarsi, impara a fare i siti Internet e trova dei bischeri che glieli comprano (ma tanto bischeri non devono essere, perché poi alla fine non glieli pagano).
Nel mentre, continua a infestare l’Università di Pisa, dove fa laureare in taglio e cucito un mucchio di belle bimbe.
Nel 1993 vince la rassegna-concorso livornese di satira “Il Palamito” e comincia a credere di essere bravo; quindi, nel 1995, si presenta al “Vernacoliere” supplicando di poter pubblicare sul mensile labronico, soprattutto per cenare gratis alle serate organizzate dal giornale in giro per la Toscana e cercare di recuperare finalmente qualche bimba anche lui.
Di indole profondamente mansueta e fanatico dei buoni sentimenti, ritiene che la PACE (vedi foto) sia l’unica via per risolvere ogni tipo di controversia (soprattutto quelle condominiali).


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Valter Cardinali

Valter

Valter Cardinali, figlio di Umberto fratello di Mario Cardinali, è nato il 20 giugno 1965, la stessa estate in cui è uscita la prima raccolta annuale del vernacolo di Livornocronaca, progenitore del Vernacoliere. E' stato un segno del destino.Cresciuto infatti a Vernacoliere e pallone, Valter girava per la redazione dello zio Mario già quando frequentava le scuole medie e praticamente non ha più smesso di frequentarla. E quando non era in redazione era sicuramente sul campo di calcio ad allenarsi. Il binomio Vernacoliere/campo di calcio è stata una costante nella vita di Valter, che tutt'ora continua a stare sui rettangoli di gioco, anche se le scarpette sono state attaccate al chiodo già da diversi anni. E' stato prima giocatore (ha disputato, dopo essere cresciuto nelle giovanili amaranto, vari campionati dalla Promozione alla serie C e vanta anche un campionato con la gloriosa maglia del Livorno) e ora è allenatore di giovani talenti. Tutto questo senza mai rinunciare all'altra passione: il Vernacoliere, appunto. Braccio destro, anzi sinistro, di Mario Cardinali, nel periodico livornese ha fatto un po' di tutto ed ora, oltre a rivestire la carica di direttore tecnico e sbrigare un sacco di altri più faticosi e noiosi lavori, collabora attivamente alla creazione di testi, titoli e vignette. Col padre Umberto, anch'egli responsabile del Vernacoliere nel settore distribuzione e abbonamenti, ha contribuito e contribuisce appassionatamente ai successi del mensile satirico.

E' felicemente sposato con Patrizia, ha due figli (Giacomo e Francesca) ed un sogno nel cassetto.

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Paolo Piazzesi

Piazzesi

Paolo Piazzesi è nato a Fiesole nel 1949: vive e lavora a Firenze. Melomane, predilige la cameristica. Ama Salinger (ma non Baricco); ammira le femmine colte, purché taciturne. Si picca di sapere di gastronomia e vini, ed è molto suscettibile in tema. Subìti gli studi liceali mentre intento ad altro, ha fatto una comparsata nel Sessantotto e dintorni (sempre meglio di D'Alema), senza molotov ma con un certo impegno intellettuale.
Spesi gli anni universitari su Kant, Hegel e, ahimè, Karl Marx, complice il magistero di Cesare Luporini, ha ovviamente in schifo il liberalismo trionfante. Lavora in editoria, fra alti e bassi (dell'editoria) dal 1975. Collabora al Vernacoliere - a corrente piuttosto alternata, a dir la verità - da oltre dieci anni, attualmente con la rubrica "Lo Zolfanello", intervenendo anche in vernacolo fiorentino (usualmente sotto lo pseudonimo di "Stròlago del Galluzzo", ma anche in prima persona, vivaddìo) sulle vicende della città del Fiore, della Toscana e di quel poco che resta dell'umanità. Ha due figli bellissimi, dei quali si vanta spudoratamente: l'eclettica Chiara, docente universitaria di Filosofia e mezzosoprano nietzscheano, e il versatile Vieri, contrabbassista e judoka di grande valore, ancorché distratto dalle sue prime avventure sentimentali.

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Maria Turchetto (Turco)

Turchetto

Maria Turchetto detta il turco è nata... Non entriamo in dettagli pedanti come luoghi e soprattutto date. Diciamo solo che è nata in un paese montano del Veneto. Parla tutt'ora con uno smaccato accento veneto ma riesce a scrivere in italiano e a disegnare in vernacolo toscano.
Come molti nativi dei paesi montani del Veneto fu costretta a emigrare e approdò - meschina ! - a Pisa, con la sua valigia legata con lo spago e le scarpe grosse, per far credere di avere un cervello fino. Il colpo riuscì, almeno parzialmente, tanto che fu avviata a una promettente carriera di filosofo presso la Scuola Normale.
Purtroppo non riusciva a leggere a voce alta la Fenomenologia dello spirito di Hegel senza mettersi a ridere, perciò la Scuola Normale di Pisa la cedette all'Università Ca' Foscari di Venezia in cambio di un presocratico e di un hegeliano della scuola napoletana (la Turchetto invece è marxista, anche se non ha mai deciso quale dei fratelli è il suo preferito).
A Venezia insegna tutt'ora storia del pensiero economico e si trova abbastanza bene ("l'economia mi fa un po' meno ridere della filosofia - ha dichiarato - e poi qui non mi prendono per il culo per via dell'accento"), ma ha mantenuto la residenza a Pisa, dove vive con un Ghiro e due gatti.
Per il Vernacoliere ha disegnato per anni ferocissime vignette, soprattutto anticlericali, e ha firmato la rubrica satirica "la recensione del turco" che faceva pelo e contropelo a tanti presunti scrittori e affini. Da qualche anno tiene la rubrica di satira d'attualità "Cose turche".

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Veronica Tinucci

Tinucci

Veronica Tinucci è nata a Livorno il 26 Marzo 1971. Ha desiderato diventare medico e inventare medicine efficaci a basso costo per tutta l’infanzia, fino al Liceo. A quel punto invece, nonostante le caute affermazioni del padre (“Gli ingegneri sono tutti scemi”), ha deciso di laurearsi in Ingegneria Elettronica all’Università di Pisa. Chissà perché.
Attualmente vive e lavora a Genova, città che risparmia anche sui punti cardinali visto che si sviluppa da est ad ovest trascurando il nord ed il sud. Qui lavora per una multinazionale leader nel settore condividendo appieno il principio di Dilbert*, e dividendosi tra gli impegni professionali e familiari. Soprattutto la gestione di due bimbi parecchio piccini e di un bimbo grande (il su’ marito) vivacizza e colora il suo quotidiano, fatto comunque anche dei soliti problemi e delle solite esigenze di una donna moderna.
Inizia a scrivere le sue prime cazzate durante un torneo di calcio femminile cui partecipa nel ruolo di terzino sinistro, dando un contributo pressoché nullo alla sua squadra, a parte appunto i riassunti umoristici a fine partita. Approda quindi al Vernacoliere nel 2003, con cui continua a collaborare con entusiasmo scrivendo di questioni quotidiane e universali.
Adesso c’è anche un suo blog (http://verosimile.blogspot.com); “Devi esse’ Grillo”, l’ ha apostrofata, a ragione, la su’ sorella.

Sogno nel cassetto: scrivere un libro, come tutti del resto.

* Companies should promote their worst employees to managerial positions so as to prevent them from directly affecting the consumer’s experience – The Dilbert Principle (1990).

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Alberto Magnolfi

Alberto Magnolfi è un ragazzo veramente bellissimo. Moro, con un fisico incredibilmente prestante e gli occhi verdi e brillanti come le foglie di un ficus. Fin da piccino ha coltivato in Versilia la passione per il disegno, la musica e il teatro, insomma tutte quelle attività affascinanti che, sviluppate ammodino, consentono di trombare parecchio, come ben sanno anche altri autori del Vernacoliere.
Diplomato con lode in Scenografia all'Accademia di belle Arti di Carrara ha poi lavorato con architetti del calibro di Lorenzo Papi e Alessandro Tagliolini nel campo dell'architettura e del restauro, finché non s'è rotto i coglioni e ha deciso di mettersi a insegnare, così a 23 anni ha vinto il concorso per una cattedra all'Istituto d'Arte di Pisa.
Per via del suo carattere inquieto ma adorabile è stato poi eletto vice Segretario Provinciale della CISL-scuola di Pisa, non prima di aver litigato col Provveditore ed essere stato mandato a insegnare nei peggio posti di quella provincia disgraziata, dove ha avuto la ventura di avere come allieva la Callegari, giovine ruspante della campagna pisana che si esprimeva ammodino solo quando la facevi disegnare. Insieme non potevano far altro che produrre alcuni fumetti per il Vernacoliere, vedi le strisce di Suora pro Nobis, di www@lter.it e del Canzoniere. Il nostro ha collaborato anche con alcune gallerie d'arte, ha portato avanti le sue sperimentazioni sulla stereoscopia e ha continuato ad esporre i suoi lavori qua e là, da Parigi a Forte dei Marmi, città che nel 2000 gli ha riservato una sezione alla mostra del Premio di Satira Politica (“L'Inferno e il Paradiso della politica italiana visti da Alberto Magnolfi”).
Oggi insegna Disegno e Storia dell'arte all'Istituto Superiore Gambacorti di Pisa e al Liceo Scientifico Pesenti di Cascina, continua a fare il dirigente sindacale e tiene corsi di aggiornamento per gli insegnanti, ha pubblicato diverse cose (tra le quali un calendario tradotto in 4 lingue), collabora con alcuni giornali, seguita a suonare l'armonica, a fare mostre e altre cose plateali, tipo sculture di sabbia sul mare per beccare le topone.
Questo bel tipo, a suo dire affascinante, è anche l'autore dei “Porkèmond”, pubblicati dal Vernacoliere, copiati dalla RAI e che oggi compaiono sull'Agenda Perpetua di sua invenzione edita da Petrartedizioni.

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Mario D'Imporzano (Dimpo)

Nato nel lontano ottobre 1947 a Portovenere (SP, scusate se è poco) sono poi emigrato a Pontasserchio (PI). “E ti pare di aver fatto un bel cambio?” mi chiedono in molti; non lo so, ma ormai ho due figli pisani.
Maturità classica e studi in Chimica, mi mancano tre esami e la tesi, ogni tanto riprendo i libri in mano e mi viene da vomitare; militare a Cuneo, vignettista per diversi quotidiani e periodici: ABC, il Male, il Tirreno, il fogliaccio (no quello di Ferrara) and last but not least il Vernacoliere. Art director in varie Agenzie di pubblicità, sono l’artefice della mucchina della Cremlat, lavoro sempre in pubblicità ma non disegno quasi più. Tutte le mie vignette sono realizzate al computer con la tavoletta grafica senza alcun supporto cartaceo, pertanto non mi chiedete originali perché non esistono.
Disegnare mi diverte un sacco, pertanto se avete bisogno di marchi, caricature, biglietti e santini per la cresima scrivetemi pure a mariodimpo@virgilio.it e venitemi a vedere a dimpo.info

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Alberto Pagliaro

Pagliaro

Che dire... Mi chiamo Alberto Pagliaro e fin da piccino desideravo diventare un fumettista, al secondo posto c'era fare il benzinaio e al terzo sposarmi una hawaiana. Già da bambino, attraverso il fumetto, iniziai a manifestare al mondo le mie turbe mentali. In prima elementare chiamarono i miei genitori perché disegnavo donne nude ovunque e in terza media realizzai, ispirato dalla Cappella Sistina, la mia prima vera grande opera, dal titolo: l'Orgia Atomica”. Un successo... fui sospeso!
Nella prima metà degli anni ’90 ho iniziato a pubblicare per riviste di giochi di ruolo e riviste per adulti di italica produzione, per arrivare nel 2000 a collaborare per le più importanti case editrici internazionali: Casterman, Delcourt, Dupuis, Coconino Press , Les Humanoides Associés, fino a collaborare con la Disney come Character Design.
Nel 2006, inoltre, ho fondato la Premiata Officina Pagliaro, luogo di sperimentazione artistica, attraverso la quale produco fumetti, illustrazioni, video e musica, sotto lo pseudonimo di “Mastro Pagliaro”, ma non è ancora finita… Parallelamente alla mia attività di fumettista, dal 1994, insegno fumetto presso il Comune di Firenze-Quartiere 2, mentre, dal 2005, sono diventato docente di fumetto presso la Scuola Internazionale dei Comics di Firenze.
Come se non bastasse, e qui viene il bello, sono diventato da poco Livornese, legandomi sentimentalmente a Francesca, una livornese miliardi di volte più bella della più bella hawaiana! Di conseguenza, essendo diventato livornese, potevo non pubblicare per il Vernacoliere ?
www.premiataofficinapagliaro.com

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Fabrizio Pani (Panif)

Panif

Fabrizio Pani, in arte Panif, è nato nel 1980 ad Iglesias, una cittadina nella costa sud-occidentale della Sardegna. Fin da piccolo è affascinato dai fumetti, dal cinema, dai cartoni animati e da tutto ciò che è inerente alla comunicazione.
Diplomato al “Centro Internazionale del Fumetto” di Cagliari, ha all’attivo numerose collaborazioni con quotidiani e riviste varie in qualità di vignettista, fumettista e illustratore.
Tra i premi vinti: 1° al Concorso Fullcomics (2005), 2° ex aequo ad Oscar Comix (2005); 1° nel Concorso Striscia la Zanzara (2005), 2° nel Concorso SatirOffida (2005), 1° al Concorso SatirOffida (2006), 2° al Concorso Talents (2007).
A causa dei numerosi “secondo posto”, si autodefinisce il Toto Cutugno dei fumetti. Alcuni suoi lavori sono stati esposti in Italia, Spagna, Francia, Svizzera e Polonia.
Per contattarlo: panifx@tiscali.it

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Luca Ricciarelli

Luca Ricciarelli, fiorentino, di professione analista informatico, si cimenta in varie attività artistiche. Come vignettista satirico pubblica con una certa regolarità su vari siti interessati alle sue opere, inoltre è apparso sul quotidiano “ Il Corriere di Firenze “, sulla riviste “Rosso Fiorentino “, “ Par Condicio “ e “ Veleno “, su “M” inserto satirico de l’Unità, su “Yourvirus” de l’Unità e su Il Foglio. Dal 2007 collabora col mensile satirico “ Il Vernacoliere “.
Vincitore del “Premio Cattiveria “ al concorso Olio di Satira del 2004, segnalato e pubblicato nel catalogo dello stesso concorso nel 2006, premiato anche nel 2008 e nel 2009.
Ha partecipato alle mostre del Museo della Satira di Forte dei Marmi nel 2006, 2007, 2008 e 2009. Vincitore della gara “Vignette sul ring” a Camaiore nel 2008.
Ha anche pubblicato il romanzo “Blup” ed ha scritto lo spettacolo musicale “ Un secolo in salotto”.

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Paride Puglia

Paride Puglia nasce nel 1963 a Sassuolo, e attualmente vive a Roteglia, in provincia di Reggio Emilia.
Dopo il diploma di geometra, lavora nell’azienda paterna come falegname/progettista. Da sempre appassionato di satira, nel 1988 ha collaborato con una striscia quotidiana alla “Gazzetta di Reggio”; nel periodo 2004-2006 ha invece pubblicato sull’inserto umoristico “I Picadores” de “L’Informazione”. Dal maggio 2007 collabora a “M”, inserto de “L’Unità”, e ultimamente ha partecipato a una mostra satirica su Garibaldi a Camogli.

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Fabio Pecorari (Fifo)

Pecorari

Praticante in uno studio legale per hobby, vignettista per necessità, Fabio Pecorari (Fifo all'anagrafe, noto anche nella scena underground come Cane Pazzo Pecorari) trova da qualche tempo, con una regolarità di cui l'autore stesso è tutt'ora sorpreso, ospitalità tra le pagine del Vernacoliere.
Poche le informazioni disponibili sul suo conto.
Classe 1981, residente -suo malgrado- nel capoluogo meneghino, rivendica con orgoglio le sue origini lombardo-veneto-emiliane, che più volte gli hanno valso il titolo di "bastardo".
Ha un blog che (dice lui) aggiorna quotidianamente (www.votafifo.blogspot.com) e non ha mai vinto nessun premio, fatto salvo un piumone ad una tombola estiva presso la Festa dell'Unità di Castelmassa (RO).
Crede nella politica quale parodia della satira e nelle ferie quale fine delle sofferenze umane.
Prima di scrivere questo profilo non gli era mai capitato di parlare di sè in terza persona.

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Dario Di Simone (Darix)

Darix

Dario Di Simone, in arte Darix,  nasce  nel 1973 a Palermo, si laurea nel '98 in Ingegneria Elettronica.
Qualche mese dopo la Laurea  si trasferisce a Roma. Qui intraprende una carriera nel mondo dell'informatica. Dario, però, mantiene viva la sua passione per disegno umoristico e per la satira che coltiva sin dalla culla (cominciò con la caricatura dell’ostetrica in ospedale!).
Nel 2007 frequenta un corso di satira ("Facciamoci del male") presso la scuola Romana Del Fumetto diretto da Massimo Caviglia.
Dopo il corso avvia varie collaborazioni (praticamente tutte le riviste di Satira eccetto “Il Giornale” e “Libero”: BipSatira , Emme (inserto dell’Unità), Paparazzin (inserto di Liberazione), Mamma , Evviva, Il Quotidiano della Satira ed altre testate online,  e infine il Vernacoliere.
Ha vinto anche diversi premi: luglio 2008: Secondo posto a Rigomagno Ridens 2008; agosto 2009:Secondo e terzo posto nelle categorie “Politica” e “Spettacolo”  alla prima edizione del  concorso Vigne e Vignette 2009. Ha anche autoprodotto un libro che raccoglie le sue migliori vignette nel biennio 2008/2009, intitolato “Houston…siamo nella merda!”

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Luca “CEK” Ceccherini

Cek

Luca “CEK” Ceccherini  nasce in  pieno boom economico, fatto questo che gli procurerà una lesione permanente al timpano sinistro.
All’età di 11 anni scopre casualmente che Babbo Natale non esiste e che le lucciole nel bicchiere non fanno i soldi. Quest’ultima rivelazione lascerà nel suo cuore una ferita indelebile. Ma è tempo di nuove scoperte, tra le quali quella della sua vena umoristica sotto forma di racconti e disegni, vittime i suoi compagni di scuola e i professori.
Sue letture predilette, dalle quali viene inevitabilmente sedotto e quasi mai abbandonato, sono Linus, Alter, Eureka, Sturmtruppen e più avanti negli anni Cannibale, Il Male, Frigidaire, Cuore e Il Vernacoliere, al quale da anni collabora alternando improvvise sparizioni ad altrettanto improvvise riapparizioni. All’età di 37 anni scopre che in Italia molti credono ancora a  Babbo Natale.
Ama Andrea Pazienza, flirta con Altan ,Vauro e Sardelli.
Qualche anno fa inizia a disegnare vignette umoristiche a tema e partecipa a diversi concorsi nazionali ed internazionali con insperati risultati.
Attualmente lavora presso una ditta farmaceutica di Siena, dove è nato e vive (non la ditta, la città).
Ha molti sogni nel cassetto ma il fatto che non riesca a trovare il canterano gli riempie il cuore di un grande senso di frustrazione e d’impotenza.
Questo è il suo sito internet, nel quale siete tutti invitati a scuriosare:
www.freccecche.it
e-mail: luceck@tin.it

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Duccio Panzani

Duccio Panzani

Nato a Lucca nel secolo scorso, da genitori dalle idee sbagliate, cresce sbagliato. Ciò lo condiziona profondamente portandolo alla ferma convinzione di dover fare il ricercatore universitario. Stranamente questo proposito si avvera. Lui continua a definirsi sbagliato ed a fare cose sbagliate. I ciottoli sono il suo ultimo sbaglio, a cui dedica fino a 5 minuti del suo erroneo tempo libero per giorno. Se secondo voi il tempo da lui dedicato a questo è fin troppo, non rammaricatevi, che sbagli è normale. L’erronea perdita di tempo viene mensilmente premiata da il Vernacoliere, sempre che il suddetto non sbagli a spedire il materiale o intasi la casella di posta elettronica del dottor Mario Cardinali.

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Emanuele Quantestorie (Strele)

Impedovo

Emanuele Martorelli, o Emanuele Quantestorie, nasce e si sviluppa in altezza a Roma nel 1976. E' autore di musiche e testi per il gruppo '''Razmataz''', con i quali ha girato il paese tutto in lungoeinlargo e pubblicato il cd "Storie Illustrate in La minore", e di colonne sonore per documentari, cortometraggi e spot. Da solo ha pubblicato l'opera multimediale "D'un Tratto, Piero".
Collabora, ha collaborato o collaborerà con diverse redazioni come articolista, vignettista e umorista quali il Vernacoliere (con lo pseudonimo di STRELE), Aprile e Il Fatto Quotidiano. Come freelance ha lavorato per Rai Eri, Renault, Publicis, XL (rivista). Realizza videoclip e cortometraggi che simulano costi insostenibili ma girati in realtà con materiali di scarto. E’ vistosamente attratto dagli scioperi a singhiozzo. Si batte da tempo per ridurre la globalizzazione a livello rionale.

Il suo sito è: www.quantestorie.net

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Egle Bartolini

Egle Bartolini

Nata nel 1980, è frutto del micidiale connubio tra una milanese ed un genovese. Per tenere alta la bandiera dello snobismo intrinseco da famiglia lombarda, si diploma al Liceo Classico più con infamia che con lode. Irriducibile, si iscrive a Lettere con l’idea di vincere il Pulitzer per poi scappare a gambe levate appena inizia a ragionare sul significato della parola precariato. Ancora non lo sa, ma precaria lo sarà comunque...
  A 20 anni il fatale errore: la Scuola Chiavarese del Fumetto. Entra disegnando minchiate e lì rimane inchiodata, fa la gavetta, diventa insegnante. Dopo 10 anni insegna ancora e disegna di tutto. Dai murales alla pubblicità, dalle vignette per i settimanali alle illustrazioni per i libri più disparati... e nonostante tutto, ‘sta cazzo di gavetta nel meraviglioso mondo dell’editoria non l’ha ancora finita. Alé.
Pur conducendo una vita da semieremita in un paesucolo ligure, riesce a raggiunge altissimi livelli di autostima ed egocentrismo nelle notti dei weekend. Portati alla disperazione da questi continui atteggiamenti bizzarri e assurdi, il marito e i suoi 2 gatti la abbandoneranno presto.

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Ettore Il Ferrini

Ettore Il Ferrini

Il Ferrini, com'è noto ai numerosissimi fans - sono quasi 7 - che ne seguono le eroiche gesta (uscire a comprare le sigarette, far cacare il cane), vive all'Isola d'Elba. Egli è dunque costretto ad attraversare il mare con mezzi di fortuna ogni qual volta debba recarsi ad un evento cui è chiamato a presenziare (Convegni sulla Potta, Trasporto letame ad Arcore, Nomina a Baronetto), pertanto cerca di muoversi il meno possibile anche perché - come ebbe a dire all'ostetrica il 6/12/1973 - gli importa una sega del mondo.
Anzi, rimettimi subito dentro che c'è diaccio, popò di budèllo costì.

Il forte legame con il suo Scoglio lo ha portato a fondare la Onlus Elbabook, un'associazione culturale che attraverso spettacoli, pubblicazioni e pagine web si propone di far conoscere e promuovere il territorio dell'Elba e la sua storia. Dal 2010 collabora con il Vernacoliere, rivista che ha sempre considerato un faro nella buia notte della democrazia italiana.

Il Ferrini detesta con tutte le sue forze ogni tipo di icona, sia essa politica, religiosa,
del mondo dello spettacolo e anche quelle sul desktop. In virtù di questo, si dedica alacremente alla loro simbolica distruzione attraverso volgarissime elaborazioni grafiche realizzate con il suo potente Personal Computer (a pile). Non è mai stato iscritto (e con ogni probabilità mai lo sarà) ad alcun partito, poiché fondamentalmente non crede nelle persone, giungendo talvolta perfino a dubitare della sua stessa esistenza. Nondimeno si ritiene persona democratica ed è quindi giocoforza preda di violente scariche diarroiche al solo pronunziare il nome di biechi personaggi quali Hitler, Mussolini, Pinochet, Pol Pot, Emilio Fede.

Ama la Musica, antica forma d'arte ormai tragicamente soppiantata dal deplorevole brusìo prodotto in programmi televisivi quali Amici e X-Factor o da altrettanto
disdicevoli personaggi dei quali non si giova nemmeno di pronunciare il nome: Gigi d'Alessio.

Per comunicare col Ferrini (è assai consigliabile non farlo) si può scriverGli
a ettoreferrini@gmail.com oppure non gli si rompe i coglioni ed Egli - siatene certi - lo apprezzerà moltissimo.

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Malù

Malù

Malù, ovvero MAuro Raiola e LUca Filipponi, coppia di vignettisti romani che dal 2004, in pressoché totale simbiosi, si dedicano alla nobile arte della Satira.

Dal 2007 le vignette di Malù compaiono sulle pagine del "Vernacoliere", mentre sul finire del 2011 inizia la collaborazione con "Frigidaire" e con "Il Male" di Vincenzo Sparagna .

Altre vignette, per l'intero anno della sua pubblicazione, sul "Quotidiano della Satira" (inserto satirico del "Quotidiano della Basilicata"), sull' Agenda del Vernacoliere e sul diario scolastico "Tremenda” , e altre ancora, sparse qua e là .


http://www.flickr.com/photos/malucartoon/

http://www.vernacoliere.com/autori/index.php#malu

http://www.youtube.com/watch?v=hk7pNuKZqb0

http://www.youtube.com/watch?v=uhVoJPOaUvE


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Antonio Ursini (Zurum)

Zurum

Zurum ( in arte  Antonio Ursini) nasce ad Arezzo il 9 marzo del 1972 ma alla tenera età di 6 mesi si trasferisce a Taranto, città dei due mari (o dei più mali). Dopo la maturità classica parte per Roma dove si iscrive alla facoltà di psicologia presso l’università La Sapienza dalla quale viene allontanato per disturbi della personalità. Fuggito da Roma seguendo la potta arriva in Umbria e rimane incantato dalle bellezze naturali e si butta in campagna ove svolge qualsiasi tipo di attività (quando ha proposto la realizzazione di 5 ettari coltivati a canapa indiana il suo sogno bucolico è finito). La prima vignetta di  Zurum è datata 1978 e da allora non ha smesso più di svignettare e coadiuvato dai moderni mezzi tecnologici da circa tre  anni pubblica le sue tavole sul web all’indirizzo http://zurumpage.blogspot.com/ .
Su carta stampata : Il Vernacoliere, Liberazione, Mamma!, Il Quotidiano della satira, e a spot su riviste mensili,  vari quotidiani nazionali e regionali. Da tre anni partecipa alle mostre tematiche proposte dal Museo della satira e della caricatura di Forte dei Marmi, e gira l’italico suolo con mostre di vignette satiriche , illustrazioni e dipinti. Nel tempo libero realizza reportage giornalistici a fumetti o foto (se non c’è voglia o tempo per disegnare).

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Francesco Natali

Natali

Sono nato a Lucca il 31-08-1965, ho frequentato l’Istituto d’Arte di Lucca e l’accademia di Belle Arti di Carrara.

Ho iniziato a disegnare fumetti alle scuole medie, ho disegnato per LINUS, CUORE, L'UNITA', NILUS, IL TIRRENO, LA GAZZETTA DELLO SPORT, L'INTREPIDO, FOCUS JUNIOR, FUMO DI CHINA ed altre testate, e da anni collaboro al VERNACOLIERE.







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Maurizio Fei

Fei

Ho 48 anni, nato e residente a Roma. Ho uno splendido bambino di 4 anni e mezzo. Prima della sua nascita ero un nottambulo per vocazione, da sempre fedele ad un fuso orario personale sfasato di otto-dieci ore rispetto a tutti gli altri. Appena destato, nel pomeriggio, avevo i riflessi di un bradipo con la pressione bassa, ma durante la notte, con il passare delle ore, mi risvegliavo trasformandomi man mano in un cinico umorista. I miei campi d’azione spaziano dalla radio al cinema, dal teatro ai fumetti. Verso le cinque di notte mi sentivo una specie di Einstein, poi tornavo tranquillamente a dormire appeso al soffitto. Uno schema consolidato che crollò come un castello di carte con la nascita dell’amato pupo nel 2006. Altro che nottate artistiche !

Autore teatrale fra la fine degli anni ottanta e inizio novanta per la compagnia l’Allegra Brigata, autore di sketch televisivi nei primi anni novanta per Rai e Telemontecarlo. Autore di programmi radiofonici di fiction. In Rai svolgo regolarmente attività di speaker e regista nella realizzazione di oversound e sonorizzazioni. Primi vagiti satirici risalenti ai primi anni ’90 quando assieme ad un amico (il vignettista che ora si firma TOMAS) fondammo una fanzine di satira del linguaggio, chiamata Pantagruele. Nel 1995 vinsi il concorso di Videosatira indetto dal settimanale Cuore, con un cortometraggio dal titolo “Forza Italia”. Da lì iniziò il mio fecondo periodo di cortometraggista. Ne realizzai parecchi: i più premiati furono Uno su Seicento Milioni, Edicola, Se Non L’avessi Rivisto… Nel 2001 vinsi il Premio Troisi.

Le prime vignette pubblicate furono quelle che apparvero nel 2004 su Par Condicio, diretto da Massimo Caviglia. A seguire Bip Satira, vignette sul telefonino gestite dalla Wind.
Poi una marea di siti internet e in edicola con Metropoli (supplemento domenicale de La Repubblica) per il quale ogni settimana realizzavo una vignetta sul tema dell’immigrazione..
Presenza costante sul sito di Travaglio, Voglioscendere, e su L’Antefatto. Pubblicazioni su Il Fatto Quotidiano, Il Misfatto e il Vernacoliere.
Faccio parte del gruppo di Satiravirus. Un vero e proprio team satirico, capeggiato da Francesca Fornario, che ha come punto di riferimento la pubblicazione quotidiana di strisce su L’Unità e svariate attività parallele, tutte doverosamente di stampo satirico.

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Claudio Marmugi

Marmugi

Claudio Marmugi (classe 1973), livornesissimo, si vanta abbestia di aver debuttato come autore di vignette per “il Vernacoliere” nel luglio del 1989 (numero de “Lo Squalo Fava”) all’età di quindici anni e mezzo. Ahimé, questa cosa non è servita per beccà le fie. In vent’anni e passa, ha scritto a più riprese per codesto giornale costì (come vignettista fino al 1994, prima in coppia con Barbara Falorni poi con Tommaso Eppesteingher, formando il duo “Tommy & Claudio”), riaffacciandosi ancora nel 2003 con i testi di “Dé di Petto! – Per esse più livornesi o doventallo!” e resuscitando, infine, con la rubrica (‘ncazzata) “Mondodimerda”, dal 2009.
Nel tempo libero (?) si occupa di teatro e gira l’Italia facendo lo “stand-up comedian” (vorgarmente detto “comico cabarettista” o meglio ancora “bischero sciòrto”).
Dal 2004 al 2007 ha partecipato, in tv, a diverse edizioni di “Zelig Off” e “Zelig Circus” e, come attore “semi-serio”, ha preso parte, fra gli altri, al pluripremiato film di Paolo Virzì “La Prima Cosa Bella”, nel quale (irriconoscibile anche per su’ mà) apre la pellicola presentando “Miss Pancaldi 1971”.
Nel frattempo (?!) scrive di satira per il quotidiano “Il Tirreno” e ha pubblicato 4 libri comici, uno meglio dell’altro (o uno peggio dell’altro, dipende da quale si comincia a legge’ per primo).

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Francesca Fontanelli

Fontanelli

Indegna figlia di un padre importante, Francesca Fontanelli nasce nel 1964 a Livorno, dove impara precocemente a leggere, scrivere, andare in bicicletta e a far di conto, attività quest'ultima che la perseguiterà per tutta la vita. Commercialista dal 1986, retrocessa nel 2000 a semplice ragioniera, ha sempre conciliato queste occupazioni con la passione per la letteratura, in un perenne stato di schizofrenia.
Gli amici la dipingono egoista, codarda, bugiarda ed egocentrica. Lei si definisce una parassita, sia perché per scrivere i suoi articoletti sul Vernacoliere sfrutta le debolezze della gente, sia perché sa prendere il meglio da ogni situazione.
Non è sposata ma ha figli sparsi in tutto il mondo, avuti da partner diversi e affidati, ovviamente, ai rispettivi padri.
La prima raccolta di poesie, nonché il suo romanzo di esordio, usciranno con uno pseudonimo: i lettori affezionati saranno debitamente istruiti su come fare per acquistarli.

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Simone Frosini (Simon)

Frosini

Nato a Venezia nel 1959. Laureato in Storia dell’Arte.
Pubblica su Il Vernacoliere, Smemoranda, OA, la svizzera Il Diavolo, firmando Simon.
Ha collaborato con Il Gazzettino, Arte In, l’Unità, Diario, le riviste satiriche Emme, Malox, Par Condicio, Frigidaire e il sito Fanofunny, e lavorato per enti pubblici e aziende private.
E’ presente nei cataloghi di molti concorsi nazionali ed internazionali. Ha ottenuto premi e riconoscimenti nelle rassegne di umorismo di Marostica, Porto, Foligno, Tolentino, Kyoto, Tehran, Lanciano, Jesi.
Pubblicazioni:
Pinocchio. Cento artisti dal mondo [catalogo della omonima mostra di Bassano], Venezia 1997.
Pinocchio. Un naso lungo ... il giro del mondo [catalogo della omonima mostra di Verona], Verona 1999.
P. Zanotto, Le aventure de Pinochio a Venexia in venexian, Spinea (VE) 2001.

E-mail: simonfrosini@alice.it

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Fabio Nocchi

Nocchi

Noto soprattutto per avere i malleoli e i pollici prensili, il Nocchi è un tizio, cosa di cui va abbastanza fiero. Scrive, disegna e fa robe al computer, tutte un po' alla cazzo. Nel frattempo coltiva le sue altre, innumerevoli passioni, come la musica, la gastrite e la forforomanzia (la lettura del futuro dall’apparentemente casuale disposizione della forfora sulle spalle degli individui).
Alter ego del ben più noto e stimato Albert Myrogue, il Nocchi può vantare la conoscenza di più di quindici parole con la Elle, tra cui liposuzione e parallelepipedo. Purtroppo non può dedicare tutto il suo tempo alla creatività, perché, per vivere, il
Nocchi è costretto a mangiare & bere (se non lo facesse schianterebbe fulminato), cosa che comunque accetta di buon grado.

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Francesco Celi (PILEC)

Pilec

Nato a Castiglioncello (LI) nel settembre 1941, per trent’anni vive a Roma, dove si diploma geometra. Attualmente risiede a Padova.
Fin da ragazzo si cimenta nel disegno e nella pittura. Frequenta corsi di pittura presso insegnanti qualificati a Padova ed espone in mostre personali e collettive a Venezia, Mestre, Padova, Pescara, Mantova, Ferrara. E’ iscritto alle Associazioni pittoriche “Arte e Incontro” (consigliere) e “Galleria città di Padova”.
Insegna disegno e pittura presso l’Associazione “L’Incontro” del Quartiere 6 di Padova. S’interessa anche di letteratura e le sue poesie e racconti sono sati pubblicati su antologie, con segnalazioni e premi.
E’ associato al Gruppo culturale “Caffè Pedrocchi” di Padova e al “Convivio”di Catania.

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Marco Vicari

Vicari

Marco Vicari, fiorentino, classe ‘81.
Da qualche anno frequenta l'insalubre mondo della satira collaborando con "Il Fatto Quotidiano", "L'Unità", "Liberazione", "il Vernacoliere" e "Mamma" (Rivista “Premio Satira Forte dei Marmi” 2009). E' anche blogger di FattoQuotidiano.it.
Sue idiozie sono anche in libreria nei seguenti volumi: "Cicale 2006", "Cicale 2008", "Cicale 2010", "Enciclopedia Universale della battuta" di Gino e Michele (Ed. Kowalski) e "Spinoza" (Ed. Aliberti). (Il fatto che Ratzinger voglia rimettere l'indice è solo una coincidenza, ndr). Scrive e ha scritto per teatro, tv, radio e per il cabaret. Dal 2006 è autore per i laboratori di Zelig in Toscana. Il suo ultimo spettacolo teatrale è "Edizione Straordinaria" nato in collaborazione con Andrea Muzzi e Sergio Staino.
Ha due blog: http://camerettaimbottita.splinder.com/ http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MVicari/
e una pagina Facebook: http://www.facebook.com/pages/Marco-Vicari/136923042999813

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Enrico Occupati (OQ)

Occupati

Enrico Occupati, OQ da quando si crede autore di vignette satiriche, è nato a metà degli anni settanta a Firenze e ivi ha dimorato fino a qualche anno fa quando ha deciso di trasferirsi, per futili motivi di topa, a Bergamo. Sogna ad occhi aperti il rimpatrio in terra toscana con la moglie e la numerosa prole, non prima però d'aver sabotato tutti i ripetitori di Radio Padania. Può esibire orgoglioso una laurea in lingua e letteratura spagnola che gli ha spalancato il meraviglioso mondo degli annunci di lavoro; per arrivare almeno al quindici del mese ha provato a vendere di tutto, dai quadri ai furgoncini, dalle polizze assicurative al vino. Sempre con risultati, ci tiene a sottolinearlo, tragici. Dal 2010 lavora per la sicurezza dell'aeroporto di Orio al Serio, dove almeno può incutere timore ai passeggeri grazie all'imponente mole e al torvo sembiante.
Fin da bambino ha sempre disegnato ovunque e di tutto, prediligendo muri, tovaglie del servito bòno e divani; visto che non dava segni di voler recedere da tal pratica e anzi facendo a gara coi figli nella nobile arte dell'imbrattamento domestico, la consorte esasperata gli ha regalato una tavoletta grafica ed è con quella che produce, da autodidatta completo, tutte le sue “opere”.
E quando ha cominciato a collaborare al Vernacoliere, l'ha scritto anche nel suo curriculum vitae.

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Tommaso Eppesteingher

Tommy

Tommaso Eppesteingher (classe 1973), in arte Tommy, a dispetto del cognome livornesissimo, lavora come insegnante di disegno e storia dell’arte nei licei.
Negli anni 90/94 collabora col Vernacoliere insieme a Claudio Marmugi disegnando vignette (Tommy e Claudio). Come fumettista disegna due ministorie mute per la “fumettagenda” (Comic-Strip Diary) di Luca Bonanno e una storia a fumetti per la rivista “Lamette”, come illustratore pubblica sulla linea scolastica “Classe Mista” , sulla rivista “Naturalmente”, per il libro di fiabe “Desideri” di Brunella Danesi e sui tre libri di Claudio Marmugi. Con lui torna al Vernacoliere col fumetto intitolato “Topo Baugigi”.



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Giancarlo Landi

Landi

Del fu Paolo e della fu Elena Bocciolini. Nato a Firenze. Altezza m. 1,70, colorito pallido, capelli e baffi brizzolati, naso regolare e occhi castani; incensurato.
Fin da piccolo avrebbe voluto intraprendere un’attività artistica, ma gli fu impedito da un padre-padrone che intravedeva in cio' la peggiore delle disgrazie di cui ogni famiglia porta la propria croce.
Fu perciò costretto a prendere un diploma "serio" che gli consentisse un lavoro "come si deve" e, per dare sfogo alla sua passione per il disegno e la pittura, gli toccò frequentare di nascosto (nelle ore pomeridiane) la Scuola libera del nudo presso l'Accademia delle Belle Arti di Firenze allora diretta dal M.o Emanuele Cavalli.
In seguito, grazie a molte insistenze e a un po' di fortuna, riuscì anche a frequentare lo Studio internazionale di disegno diretto da Nera Simi.
Il buon esito negli studi gli permise anche di dar seguito alla sua passione per la musica e di poter suonare la fisarmonica in un quintetto (i "Bell Boys") per circa due anni.
L'amicizia che lo legava allo scultore Fosco Martini gli consenti' di frequentarne lo studio di ceramica artistica in Via Antonio del Pollaiolo a Firenze e di apprendere i primi rudimenti dell'arte della ceramica.
Per circa 16 anni, con la collaborazione di alcuni amici, gestì una Galleria d'Arte da lui stesso creata, dove, a titolo gratuito, ebbe modo di invitare molti artisti gia' affermati e giovani promesse.
Partecipò attivamente alle lotte politiche degli anni '70 e fece parte, per diversi anni, della redazione della Rivista di cultura militante "Nuova Cultura".
Nel 1975 visitò l'Albania e nel 1978 (due anni dopo la morte di Mao Tze Tung) fece il primo dei suoi numerosi viaggi nella Repubblica Popolare cinese.
Nel 2005, dopo più di 25 anni di inattività pittorica, a causa di un forte impegno assunto nel campo sociale, ha ripreso, seppure con grande difficoltà, a dipingere e a disegnare.

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Giuliano Lemmi

Giuliano Lemmi

Pisese di Cascina, dove è nato nel lontano '40 e dove tutt'ora abita, legato da profonde radici. Laureato in Farmacia a Pisa nel '65, ha
collaborato per diversi anni con l'editoriale Olimpia di Firenze con
strisce, racconti e vignette, ed in seguito con il Tirreno di Livorno e con il Vernacoliere. Lungo periodo di silenzio per... (ma saranno cavoli suoi!?)
Una gioia: essere tornato a "dire". Una difficoltà: trovare chi lo ascolta.
Un rimpianto: non avere mai votato per qualcosa ma sempre contro qualcuno.






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Giampaolo Inglima

Inglima

Giampaolo Inglima (nome di fantasia) nasce da madre ignota e babbo prete nel 1966, durante l'alluvione. A causa di una forte alienazione mentale passa l'infanzia circondato da racconti di fantascienza, forse perché ancora non conosceva l'esistenza della POTTA. Sviluppa un precoce istinto musicale iniziando, con grande gioia dei parenti, a suonare il pianoforte. All'incontrario. Si definisce tuttavia un bimbo brawo, anzi brawino, ma secondo lo psichiatra era soltanto per via del Tavor; dopo essere sopravvissuto all'adolescenza grazie all'humor che lo contraddistingue ancora oggi (e anche grazie alla fantascientifica scoperta del pianeta POTTA) si iscrive all'Istituto d'Arte dove, oltre a coltivare la passione per la pesca (una volta i carabinieri gli hanno persino chiesto informazioni sulle canne...) caldeggia rivolte popolari e suona quattro strumenti, di cui uno il campanello della presidenza. Avendo maturato negli anni un certo sadismo si diploma alla scuola di Infermieri; attualmente il suo ha un ISEE abbastanza alto. Attualmente convivente (ad insaputa della compagna) si dedica all'amorevole cura della prole, alla musica e alle vignette. Ogni giorno, dopo essersi collegato su IUPORN, gestisce la pagina "proFumo" e collabora con "Il Vernacoliere" da un tre mesetti. (Eva Dal Canto).

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Stefano Giudice

Stefano Giudice

Sono nato a Torre del Greco nel 1981, e questo vuol dire che mentre i miei mi aspettavano c’è stato il terremoto. Così ho capito che la vita è sofferenza e mi sono dedicato al fumetto.
Mi diplomo all’Istituto d’Arte e poi frequento la Comics di Napoli. Ma non basta. Pubblico vignette su alcuni quotidiani locali, ed il volume “Storia di Aversa a fumetti”. Per un breve periodo collaboro con lo Studio Axaleon. Poi pubblico il fumetto “Rem” sulla rivista Mondo Japan. E ci prendo gusto.
In seguito collaboro come illustratore per Andrea Bacci editore, per Nikki Batsprite, frequento Workshop e realizzo lavori di grafica, partecipo a concorsi per Federico Memola e per il comune di Firenze con storie sulla città.
Oramai assuefatto al fumetto, finisco con lo sbarcare al Vernacoliere.
Per il futuro spero di avere un cane da poter chiamare “Banana” e pubblicarlo su una storia a fumetti.
Mi potete contattare su stefanogiudice.deviantart.com


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