Veronica Tinucci

Veronica Tinucci

Veronica Tinucci è nata a Livorno il 26 Marzo 1971.
Ha desiderato diventare medico e inventare medicine efficaci a basso costo per tutta l’infanzia, fino al Liceo. A quel punto invece, nonostante le caute affermazioni del padre (“Gli ingegneri sono tutti scemi”), ha deciso di laurearsi in Ingegneria Elettronica all’Università di Pisa. Chissà perché.
Attualmente vive e lavora a Genova, città che risparmia anche sui punti cardinali visto che si sviluppa da est ad ovest trascurando il nord ed il sud. Qui lavora per una multinazionale leader nel settore condividendo appieno il principio di Dilbert*, e dividendosi tra gli impegni professionali e familiari. Soprattutto la gestione di due bimbi parecchio piccini e di un bimbo grande (il su’ marito) vivacizza e colora il suo quotidiano, fatto comunque anche dei soliti problemi e delle solite esigenze di una donna moderna.

Inizia a scrivere le sue prime cazzate durante un torneo di calcio femminile cui partecipa nel ruolo di terzino sinistro, dando un contributo pressoché nullo alla sua squadra, a parte appunto i riassunti umoristici a fine partita.
Approda quindi al Vernacoliere nel 2003, con cui continua a collaborare con entusiasmo scrivendo di questioni quotidiane e universali.
Adesso c’è anche un suo blog (http://verosimile.blogspot.com); “Devi esse’ Grillo”, l’ ha apostrofata, a ragione, la su’ sorella.

Sogno nel cassetto: scrivere un libro, come tutti del resto.

* Companies should promote their worst employees to managerial positions so as to prevent them from directly affecting the consumer’s experience – The Dilbert Principle (1990).


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