di Federico Sardelli
Ognun sa quanto sia mirabile e invidiabile l’abilità d’Umberto Cardinali nel divorar frotte & frotte di poponi algidi di frigorifero. Questa sua dote gli ha presto consentito di diventare la star delle numerose fiere e sagre consacrate allo sferico frutto, venendo conteso a suon di milioni (o milioncini) tra gli organizzatori di queste benefiche tenzoni.
Ma come scoprì, l’impareggiabile Umberto, questa sua formidabile facoltà prima ancora di divenire il celebrato eroe che tutti conosciamo?
Avvenne che un bel giorno d’estate rovente, il nostro eroe, tornando a casa madido e fiaccato da una romitissima camminata sotto il sole implacabile, si gettò al frigorifero per abbeverarsi, e ivi scoprì tre poponi bielorussi diacci marmati che vi albergavano dal ’56 e che lo lusingarono colle loro prominenti forme: il nostro eroe vi si gettò sopra e, tempo due minutini, li divorò con foga.
Dopo l’immediato ristoro sopraggiunsero tosto lo strizzone formidabile di corpo, i sudorini, le mancanze ed il pallore mortale che indusse gli accorati famigliari a condurlo immantinente al pronto soccorso, ove gli furono praticate una solenne lavanda gastrica, una rampogna del primario (“Ma te guarda se si pol vede’ un omo di sessant’anni mangia’ come un lotro… vergogna, guardalì che schifo… ma nemmeno un figliolo piccino…”) e l’affidamento ad una casa-famiglia per il recupero dei drogati, dei briài, degli ingordi e delle troje.
Ma non appena varcata la soglia dell’ospedale, ecco compiersi il miracolo. L’eroe disse: “Ti dirrò…, guasi guasi mi sento un po’ d’appetito…” e adocchiando una baracchina di coómeri si svincolò dalla presa dei parenti per fiondarsi a diluviare due poponi appena levati dal secchio del ghiaccio; non ancora soddifatto, si fece servire due belle fette di coómero e ci bevve sopra mezza bottiglia di spuma bionda a garganella. Emesso un ruto tellurico, pronunciò la sentenza apodittica: “Ah bene!”.
Era nato un eroe.
